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giovedì 26 aprile 2012

The Avengers, i Vendicatori finalmente al cinema

Tanto vale mettere le cose in chiaro fin da subito: The Avengers è un film assolutamente eccezionale, uno dei migliori action movie di sempre, anche se sarebbe un errore considerarlo "solo" un film di genere. Si tratta di un film dall’azione e dai ritmi serrati che riesce a coinvolgere e divertire il pubblico in modo straordinario, regalando al contempo una delle migliori esperienze visive della storia del cinema.


Il film trova la sua forza nel riconoscere e valorizzare le sue debolezze: non c’è un protagonista, non ci sono veri colpi di scena e la pellicola non si prende sul serio, ed è per questo che evita il rischio più grande, il deludere i fan che lo attendono da quattro anni, da quando Nick Fury, nelle fattezze di Samuel L. Jackson, è spuntato dall’ombra dei titoli di coda di Iron Man (2008) invitando gli spettatori a unirsi all’"Iniziativa Vendicatori". La scelta di un film corale è dovuta alla presenza di una mezza dozzina di supereroi che hanno meritato (o meriterebbero, negli ultimi due casi) una pellicola tutta loro, dallo shakespeariano Thor (Chris Hemsworth) al redivivo Captain America (Chris Evans), passando per l’istrionico Iron Man (Robert Downey Jr.) al sorprendentemente carismatico Hulk (Mark Ruffolo, rimpiazzo del tutto accettabile di un Edward Norton che, ora come ora, si starà mangiando le mani per essersi rifiutato di riprendersi il ruolo del Golia Verde). Il regista Joss Whedon e gli sceneggiatori sono riusciti nel difficile compito di riunire un gruppo di attori e personaggi del genere senza che nessuno prevaricasse sugli altri, dando un certo peso anche alle figure, che rischiavano di passare in secondo piano, di Occhio di Falco (Jeremy Renner), l’arciere infallibile, e della Vedova Nera (Scarlet Johannson), letale superspia sovietica. La mancanza di grandi colpi di scena è forse l’unica pecca del film, ma per come è impostato il film, non è stata una mancanza particolarmente sentita. L’intero kolossal (perché, diciamocelo, The Avengers sarà ricordato quantomeno come uno dei più grandi kolossal d’azione di sempre) verte su ritmi serratissimi e su uno scopo estremamente semplice: intrattenere lo spettatore. 

Missione compiuta: il film ha una pesante vena umoristica che viene a galla quasi in ogni momento (la brutalità di Hulk ha spesso risvolti comici inaspettati) che coinvolgono lo spettatore, almeno nella sala ove ho assistito alla proiezione, dalle risate da mal di pancia alla standing ovation vera e propria. The Avengers è un film di cui si gode appieno se si ha avuto l’occasione di vedere i cinque film "antefatto", perché vanno a integrarsi in un immenso affresco meta-cinematografico fatto di riferimenti, autocitazioni e azione al cardiopalma che farà la felicità di appassionati e non.
Il film riesce a essere molto più che un semplice collage di battute "cult" (e ce ne sono parecchie), personaggi famosi e tanta adrenalina, e lo fa divertendo e appassionando la sala in un modo avvolgente e coinvolgente. Le scene d'azione sono una meraviglia per gli occhi, le battute esilaranti e i personaggi perfettamente caratterizzati grazie alle quasi dieci ore che hanno avuto i film precedenti per preparare la scena agli eroi di Nick Fury e dell’avvenente Maria Hill (Cobie Smouder, la bellissima Robin di How I Met Your Mother).

Venendo alla trama (occhio agli spoiler!), Loki (Tom Hiddleston), avversario e fratello del mitico Thor, manipola il supercecchino Occhio di Falco e un manipolo di soldati e uomini di scienza per impadronirsi del Tesseract, cubo cosmico dal potere illimitato che solo grazie all’intervento di Captain America, negli anni’40, non aveva permesso all’H.Y.D.R.A., associazione segreta nazista guidata dal temibile Teschio Rosso, di distruggere gli Stati Uniti. Grazie al Tesseract, alla manipolazione di Hulk e della Vedova nera e alla tecnologia di Iron Man, Loki riuscirà ad aprire un portale verso la terra ai suoi nuovi protettori, gli esseri alieni noti come Chitauri, e a dividere gli eroi inviati a fermarlo. Solo di fronte alla minaccia comune e alla presa di coscienza dei propri limiti, Iron Man, Thor, Hulk, Captain America, la Vedova Nera e un nuovamente fedele Occhio di Falco riusciranno a contrastare il nemico e a cementare il proprio rapporto, unendosi per combattere insieme come sotto il nome di Vendicatori, gli Eroi più potenti della Terra. Sconfitto e rispedito ad Asgard Loki, per i Vendicatori sarà tempo di ritornare alle proprie vite, ma gli eroi non sanno che chi ha fornito nuovi poteri e protezione a Loki, il potentissimo e folle Thanos di Titano, è solo in attesa di una nuova occasione per capire potere e annientare la Terra e gli eroi che hanno osato sfidarlo…

I prossimi appuntamenti per rivedere i Vendicatori in azione saranno a maggio e a novembre 2013, con l’uscita di Iron Man 3 e di Thor 2

Falco_Nero87

lunedì 5 marzo 2012

La natura umana e l’amarezza della vita: Paradiso amaro

Matt King (George Clooney) è un affascinante avvocato cinquantenne (camiciotti hawaiani a parte) che vive alle isole Hawaii, marito, e padre di due figlie. Sua moglie Elizabeth, praticando sci nautico in pieno Oceano Pacifico, ha un incidente, e cade in coma. La donna aveva lasciato un testamento biologico, e Matt è costretto a rispettare le sue volontà: in caso di coma irreversibile, la donna deve venir scollegata dalle apparecchiature mediche che la tengono in vita. Il coma della moglie è l’occasione, seppur amara, per recuperare i rapporti con le figlie. La maggiore, Alex, ha 17 anni, beve, forse fa uso di sostanze stupefacenti e ha relazioni con uomini più grandi. La minore, Scotty, ha 11 anni, dice parolacce e sa già tante cose sul sesso. Matt, isolatosi (e il verbo non è casuale) per forse troppo tempo dalla propria famiglia perché immerso nel lavoro, oltre a non essersi accorto dei cambiamenti così radicali avvenuti negli ultimi anni nelle proprie figlie, non si è nemmeno reso conto di quanto la moglie si fosse distaccata da lui. Alex gli rivela che Elizabeth gli era infedele, che amava l’uomo con cui lo tradiva e che stava per chiedergli il divorzio. Che fare? Far finta di nulla per cercare di conservare un ricordo quantomeno sereno del proprio matrimonio, o andare alla ricerca dell’amante? Matt sceglierà l’opzione numero due, forse perché ha già lasciato scorrersi le cose addosso per troppo tempo. Decide quindi di premere «pausa» e di cercare di dare un senso, seppur paradossale, alla propria esistenza. Accompagnato dalle figlie e da un scimmiesco terzo personaggio, Sid, amico di Alex, inizierà uno strano viaggio alla ricerca di Brian Speer, l’agente immobiliare amante di Elizabeth. E siccome Matt vuole che tutte le persone che Elizabeth amava dessero un ultimo saluto alla moglie, chiede anche a Brian di fare ciò, recandosi in ospedale dalla donna.
Titolo tradotto erroneamente con Paradiso amaro, l’originale è The descendants, ovvero “Gli eredi”. Matt discende infatti da un’antica famiglia nativa hawaiana, arrivata nell’arcipelago 150 anni fa, che ha lasciato in eredità a lui e ad altri cugini un appezzamento terriero, di cui però Matt è l’amministratore fiduciario. Da lui dipende quindi la vendita di tale terreno, che sembra ormai in procinto di esser realizzata.
Tanti i temi affrontati, dalla disgregazione della famiglia americana contemporanea, alle radici culturali e di sangue che ci legano alla terra, all’imprevedibilità dell’amore che va e che viene, all’imperfezione della felicità umana, fondamentalmente irrealizzabile. Centrale è la figura di Matt King, esempio di come la morale cristiana (rappresentata dal padre di Elizabeth) prenda spesso granchi, di come spesso la sofferenza renda davvero più forti (senza luoghi comuni) e di come l’essere umano sia imprevedibile, comportandosi nelle situazioni dolorose in maniera totalmente opposta (e più laicamente meritevole) a come agirebbe in una condizione di normalità.
Nominato a cinque premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior montaggio, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore protagonista George Clooney), il film si è aggiudicato solo la statuetta della sceneggiatura non originale (scritta dallo stesso regista Alexander Payne, ma tratta dall’opera di Kaui Hart Hemmings, Eredi di un mondo sbagliato).
Bellissima la fotografia, e i contrasti cromatici.
Payne, dopo A proposito di Schmidt (2002), Sideways - In viaggio con Jack (2004) e dopo l’episodio del film corale Paris, je t’aime (2006) torna a far centro. Un film che deve essere letto (sì, perché i film, più che esser visti, dovrebbero essere letti) a strati: superficialmente una commediola forse un po’ irreale e incomprensibile, ma nella sua sostanza più profonda un dramma. Un dramma né triste né angosciante, nonostante la morte aleggi per tutta la pellicola: solo incredibilmente attuale, che ci ricorda di come nella vita non sia tutto o bianco o nero, ma che esiste una scala di grigi. Bellissimo.

Erin

domenica 4 marzo 2012

In Time, love story distopica tra Justin Timberlake e Amanda Seyfried

Il tempo è denaro. Questo è l'elemento fondamentale del film In Time, scritto, diretto e prodotto dal neozelandese Andrew Niccol, e uscito nelle sale italiane a metà febbraio, tre mesi dopo il debutto negli Stati Uniti. 


Nel futuro non molto lontano immaginato da Niccol, già autore di Gattaca e Lord of Wargli esseri umani sono stati geneticamente modificati per smettere di invecchiare a 25 anni, ma anche per vivere letteralmente "a tempo": sono i giorni, le ore, persino i minuti sono la moneta di scambio per qualunque transazione. Sui propri avambracci le persone possono consultare il proprio tempo vitale rimanente, grazie a un comodo quanto angosciante conto alla rovescia digitale, e ricaricarlo con appositi dispositivi, oppure scambiare del tempo con altri attraverso una reciproca stretta di polsi. 
In questo mondo distopico, nel quale la classe proletaria lavora puramente per sopravvivere all'interno di ghetti senza legge, il giovane operaio Will Salas (Justin Timberlake), che vive con sua madre Rachel (Olivia Wilde), un giorno salva il ricco centenario Henry Hamilton (Matt Bomer) dall'agguato di una banda di rapinatori. Hamilton, grato al ragazzo e stanco di vivere nell'alienazione e nel senso di colpa, regala a Will il suo ultimo secolo di vita, per poi lasciarsi morire. Will coglie così l'occasione per superare le costose frontiere del ghetto ed entrare nel mondo dei ricchi, quelli che non guardano mai il proprio orologio vitale né devono mai correre, in quanto dispongono di tutto il tempo che vogliono. Durante una capatina al casinò, Will incontra il vecchio milionario Philippe Weis (Vincent Kartheiser), magnate dell'edilizia, e lo impressiona battendolo a carte, al che questi lo invita a un party nella propria villa e gli presenta la propria figlia, Sylvia (Amanda Seyfried). Tra i due scatta subito una scintilla, ma l'arrivo del "custode del tempo" Raymond Leon (Cillian Murphy), sulle tracce di Will per recuperare il tempo che ritiene abbia rubato ad Hamilton, guasta la festa. Will finirà per prendere in ostaggio Sylvia e tentare una fuga disperata...
Lo spunto di base del film non è nuovo, tant'è che Niccol ha già ricevuto accuse di plagio (la principale dallo scrittore Harlan Ellison), ma è certamente abbastanza interessante da attirare gli appassionati di fantascienza; eppure, chi rimane più soddisfatto da In Time sono gli amanti dei film d'azione senza tanti fronzoli. Niccol ha scelto di non soffermarsi molto sulle spiegazioni o sull'arricchimento dell'ambientazione del film, quanto piuttosto sull'azione adrenalinica e sul fascino dei personaggi. Se da un lato infatti manca quella quantità di informazioni e dettagli che avrebbe potuto rendere il film più profondo, dall'altro il ritmo delle vicende riesce a non annoiare mai lo spettatore: a parte qualche scena un po' troppo spettacolare ed esagerata (in particolare una certa sparatoria e un elemento salvifico che pare preso dalle vignette del signor Bonaventura), In Time risulta fluido e molto godibile. Centrale è anche la storia d'amore tra Will e Sylvia, personaggi inizialmente agli antipodi ma presto alleati in una vita di coppia criminale alla Bonnie & Clyde.  Un elemento che visivamente mi ha colpito è la forte essenzialità, o povertà, degli ambienti in cui si muovono i personaggi, a partire ovviamente dal ghetto. Edifici anonimi, ampie strade vuote, interni spogli e per nulla accoglienti, tutto concorre a creare un'atmosfera di alienazione, di rassegnata solitudine, a cui solo Will e poi Sylvia sembrano volersi ribellare. 

Gli attori, tutti relativamente giovani per esigenze narrative, se la cavano bene. Timberlake, famoso cantante, dopo alcune esperienze di doppiaggio in prodotti d'animazione (principalmente Shrek terzo e L'orso Yoghi) e il ruolo di co-protagonista attraente ma vacuo in Bad Teacher, dimostra questa volta di saper vestire i panni dell'eroe drammatico, senza particolari vette recitative ma con vivacità e credibilità; a fine anno ritroveremo il bel Justin in Trouble with the Curve, con Clint Eastwood. L'altrettanto bella Amanda Seyfried, qui in versione gothic lolita e per una volta non bionda (come lo era in Mamma Mia! e in Cappuccetto rosso sangue), è un po' meno intensa, ma è impossibile non perdersi in quei suoi occhioni da eroina dei manga. Il personaggio che ho trovato più interessante è quello di Murphy, il "tempoliziotto" (cit. Pk) instancabile e ligio al proprio dovere fino alle estreme conseguenze; Cillian ha un nome strano ma è davvero bravo, come si era già visto in Batman Begins e in Inception. Menzione speciale per Olivia Wilde, purtroppo relegata a un ruolo marginale ma che irradia bellezza e sensualità, anche grazie a un decolletè con push up decisamente inedito.

Di seguito, il trailer italiano del film:


Lor

mercoledì 29 febbraio 2012

Nuova locandina e nuovo trailer per The Avengers

E' un giorno speciale per tutti i fan della Marvel: sono stati rilasciati proprio oggi la nuova locandina e soprattutto il nuovo trailer di The Avengers! Il 25 aprile 2012 si avvicina e cresce l'attesa per questo film, già un cult per tutti i lettori di fumetti, e non solo.
Il nuovo trailer mostra tante immagini inedite, rispetto al primo teaser e a quello rilasciato durante il recente SuperBowl, e sicuramente starà esaltando chi attende questo film più di qualsiasi altra cosa. Si parte dal dialogo tra il direttore dello S.H.I.E.L.D. Nick Fury (Samuel L. Jackson) e Steve Rogers/Capitan America (Chris Evans), si passa per l'incontro tra la Vedova Nera (Scarlett Johansson) e Bruce Banner/Hulk (Mark Ruffalo), per poi arrivare ai diversi incontri e scontri tra i singoli Vendicatori. Viene mostrato, finalmente, il gioco di squadra che vedremo tra i protagonisti del film (emblematico il salvataggio di Iron Man da parte di Hulk), frutto di alcuni combattimenti, utili per conoscersi. Infine ci viene dato qualche dettaglio in più sui nemici: scopriamo infatti che Loki (Tom Hiddleston) e i suoi misteriosi alieni si serviranno di tecnologia avanzata per conquistare il mondo, come il megaserpentone meccanico che si vede sul finale.
L'Italia vedrà The Avengers in anteprima mondiale il 25 aprile 2012, in 3D e in IMAX 3D. Sembra proprio che il regista Joss Whedon abbia fatto un ottimo lavoro su un prodotto molto difficile da trasporre al cinema.


D9P

lunedì 20 febbraio 2012

War Horse: l’ultima fatica (per gli spettatori) di Steven Spielberg

E’ uscito nelle sale l’altro ieri War Horse, il nuovo film di Steven Spielberg. Devon, 1914. Ted Narracott, contadino povero, claudicante in quanto reduce dalle guerre boere e grande bevitore di birra, acquista per trenta ghinee un puledro mezzo sangue. Suo figlio Albert (un giovane e sconosciuto Jeremy Irvine) lo battezza Joey, lo doma, lo cavalca, e riesce a trasformarlo in un perfetto cavallo da tiro, risollevando le sorti della fattoria. Ma la guerra incombe e la Gran Bretagna entra nel conflitto mondiale. Contemporaneamente, Ted è costretto a vendere l’animale ad un capitano dell’esercito per pagare l’affitto della fattoria, a causa di un raccolto di rape andato distrutto. Sullo sfondo della Grande Guerra, inizierà per il cavallo una serie di avventure, fino a quando sul fronte francese della Somme, nel 1918, Joey ed Albert non si rincontreranno, avendo il ragazzo raggiunto nel frattempo la maggiore età ed essendosi quindi arruolato come soldato. Albert, momentaneamente cieco a causa di lesioni provocategli da un gas (probabilmente iprite), neanche lo vede, eppure lo riconosce. Il lieto fine è d’obbligo.
L’aggettivo che meglio identifica la pellicola è banale. A tratti esageratamente melenso (la scena in cui Joey si sacrifica nel traino di un cannone per “salvare” il cavallo-amico compagno di sventure Topthorn, l’uso del rallenty durante la prima azione di guerra che vede schierata la cavalleria inglese e le mitragliatrici tedesche e così via), il film è privo di originalità. Che l’amicizia tra un ragazzo ed un cavallo sia il pretesto per raccontare la guerra? Forse. Per carità, le dinamiche del genere di guerra non mancano, basti citare la momentanea amicizia nata tra un soldato inglese e uno tedesco per liberare Joey rimasto intrappolato nel filo spinato, che vorrebbe quindi far riflettere sull’assurdità della guerra e sul senso di fratellanza. Eppure War Horse non è esattamente un film di guerra. Spielberg intendeva forse far riflettere sul tentativo continuo degli uomini di controllare la natura, «un cavallo da guerra... che strana bestia sei diventato! I cavalli sono nati per correre liberi»; ma il tema è già visto, già analizzato, già riproposto più e più volte.
Due ore e venti sono troppe. Quando una ragazzina francese trova Joey e Topthorn, dice che «erano nel mulino a vento che aspettavano Don Chisciotte». Questa è senza dubbio la battuta più bella del film, perché per un attimo fa sognare. Ma ahimè sono lontani i tempi di E.T..

Erin

mercoledì 8 febbraio 2012

A.C.A.B.: il romanzo criminale della celere

A.C.A.B. (All Cops Are Bastards) è un acronimo coniato negli anni Ottanta dalla cultura skinheads britannica che con il tempo si è esteso a rappresentare l’odio incondizionato verso le forze dell’ordine, che unisce tuttora gruppi sociali e culture molto diverse.
In questo inizio di 2012 però, A.C.A.B. è anche un film italiano, diretto da Stefano Sollima e interpretato da Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini, tratto dal libro omonimo del giornalista Carlo Bonini. Un film che, ancor prima di uscire nelle sale cinematografiche, si è trascinato polemiche e paure da parte di giornalisti, politici e persone comuni. L’interesse verso questo film è nato dentro di me dal trailer che non permette di capire bene cosa si andrà a vedere, quale sarà la storia, da quale punto di vista verranno presentati i “celerini”, poliziotti del reparto mobile, e soprattutto quale immagine verrà fornita di queste persone. In secondo luogo, l’intervista a Pierfrancesco Favino a Le invasioni barbariche di Daria Bignardi mi ha spinto a guardare, a conoscere prima di giudicare: la passione che Favino, in una sorta di monologo, mette nel raccontare e nel difendere questo film, a raccomandare la visione prima del giudizio (il filmato della presentazione della pellicola alla Feltrinelli con i centri sociali che protestano mi sembra emblematico) mi ha spinto a spendere 5 euro per vedere A.C.A.B..


Ho visto A.C.A.B. e mi trovo perfettamente d’accordo con Pierfrancesco Favino. Sinceramente non credo neanche che il punto di vista del film sia quello dei celerini; per carità, i protagonisti sono loro ma il vero protagonista di questo film è l’ignoranza che sfocia in violenza. Il regista Stefano Sollima ci mette davanti agli occhi la realtà, senza modificarla, senza idealizzarla, rimanendo per quanto possibile neutrale, nei limiti della fiction cinematografica. L’immagine che ci viene fornita dei poliziotti non è certo positiva: i celerini non vengono rappresentati come eroi, o come vittime degli eventi ma anzi sono parte del sistema, non dissimili dai violenti che gli stanno di fronte, che siano skinheads o ultras allo stadio.
Credo inoltre che ci sia un legame molto stretto con Romanzo criminale – La serie, telefilm prodotto da Sky e diretto proprio da Stefano Sollima, in cui compaiono Marco Giallini e Andrea Sartoretti (presenti anche in A.C.A.B.), senza contare che Favino ha interpretato il Libanese nel film di Michele Placido. Il parallelo tra la squadra di celerini e dalla banda della Magliana è lampante: siamo di fronte a due squadre di “fratelli” dalla parlata romanesca e ognuno col proprio soprannome (da una parte il Libanese, il Dandy e il Freddo, dall’altra il Cobra, il Negro e Mazinga) pronti a tutto per il compagno, pronti a picchiare, uccidere e mentire. Le affinità tra le due fazioni non finiscono qui e non sono certo casuali: A.C.A.B. intende dimostrare al pubblico come l’ignoranza sia diffusa, da una parte della barricata e dall’altra, mostrandoci il Cobra (Favino), fascista e completamente dedito al suo lavoro, il Negro (Filippo Nigro), che arriva a picchiare la sua ex moglie, e Mazinga (Marco Giallini), concentrato sul suo ruolo tanto da non poterne quasi fare a meno, a tal punto da perdere la sua famiglia. Ѐ sconcertante come “buoni” e “cattivi” differiscano così poco tra loro, così come diversi gruppi sociali non siano troppo dissimili, come vorrebbero essere o apparire.
La differenza che però esiste tra A.C.A.B. e Romanzo Criminale è che in quest’ultimo i protagonisti diventano degli eroi e la serialità permette al pubblico di fidelizzarsi a essi, a vederli come umani; in A.C.A.B. questo non accade, al contrario di quanto i critici e i manifestanti hanno denunciato a gran voce, prima dell’uscita nei cinema del film. Entrambe le opere di Sollima non lasciano speranza agli spettatori: come dice Favino nell’intervista, non c’è Dio, non c’è un’entità superiore che possa riportare l’ordine e ristabilire giustizia. Perfino lo Stato è corrotto (in Romanzo Criminale) e ingiusto (vedasi la scena in cui Filippo Nigro si spoglia della sua divisa in segno di protesta di fronte al Parlamento).
A.C.A.B. è un film molto forte, “un pugno nello stomaco”, girato magistralmente da Stefano Sollima, tanto da non sembrare un film italiano (Romanzo Criminale – La serie è una delle poche opere italiane esportate in più di 40 paesi in tutto il mondo, perfino negli Stati Uniti) e con un'ottima colonna sonora. Il cast è di prim’ordine con Pierfrancesco Favino e Marco Giallini capaci di passare agevolmente da film drammatici a commedie comiche (presto li vedremo entrambi nel nuovo film di Carlo Verdone, Posti in piedi in paradiso).
Di seguito i primi 6 minuti del film che vi danno un'idea di quel che sarà:

D9P

lunedì 6 febbraio 2012

Il trailer del Super Bowl e le ultime novità su The Avengers

I Vendicatori (qui il primo trailer) invaderanno i cinema italiani una settimana prima di quelli statunitensi, mettendo in scena quello che è atteso da anni come uno dei più grandi colossal d’azione di tutti i tempi.

Abbiamo lasciato i personaggi, a Giugno dell’anno scorso, in condizioni molto diverse: Anthony Stark (Robert Downey Jr) ha recuperato la sua posizione e ha perfezionato l’armatura di Iron Man, ma è stato dichiarato inabile al servizio da Nick Fury (Samuel L. Jackson) e dalla Vedova Nera, Natasha Romanov (Scarlett Johansson). Bruce Banner (Mark Ruffalo, che sostituirà Edward Norton) si è dato alla macchia e sembra sia in grado di controllare Hulk, il suo inarrestabile alter ego. Steve Rogers (Chris Evans) si è svegliato dopo sessantacinque anni di ibernazione ed è stato chiamato a vestire di nuovo i panni di Captain America. Thor (Chris Hemsworth) ha sconfitto il fratellastro Loki (Tom Hiddleston), ma è bloccato su Asgard e non sa che il dio dell’inganno non solo è ancora vivo, ma è arrivato sulla Terra e ha messo gli occhi sul Tesseract, un cubo cosmico dai poteri pressoché illimitati. Clint Barton (Jeremy Renner), l’arciere Occhio di Falco, è ancora al servizio dello S.H.I.E.L.D.

I trailer sino ad ora rilasciati, contando anche il recentissimo filmato andato in onda durante il Super Bowl di questi ultimi giorni, permettono di conoscere quasi per certi alcuni aspetti della trama:

- Nick Fury ha riunito una squadra per opporsi a minacce troppo potenti per essere affrontate da singoli eroi o dalle forze armate.
- Thor ritornerà sulla terra.
- Hulk riuscirà, bene o male, a controllarsi.
- Loki metterà le mani sul Cubo.
- Gli alleati di Loki non sono umani, sono a migliaia e possiedono una tecnologia immensamente superiore a quella terrestre.
- La squadra avrà i suoi problemi interni (Stark e Rogers litigheranno, e si vede Thor colpire Captain America).
- Nick Fury avrà un ruolo attivo.
- I Vendicatori disporranno del Quinjet, il mezzo aereo che usano anche nei fumetti.

Il più grande mistero riguarda l’identità dei nemici dei Vendicatori: sembrerebbero di origine aliena, e i lettori Marvel avranno subito pensato ai mutaforma Skrull, ma i diritti di queste creature sembra appartengano alla Fox, quindi il loro impiego nella pellicola è quantomeno improbabile. Potrebbe trattarsi dei Giganti del Gelo visti in Thor, ma da quanto si vede queste creature sembrerebbero meno alte e dotate di una tecnologia decisamente superiore. Una concreta possibilità potrebbe essere però rappresentata dai Chitauri, una razza aliena ispirata agli Skrull che, nei fumetti della serie Ultimates hanno dato del filo da torcere a una squadra molto, molto simile a quella che si vedrà sul grande schermo: il cambiare nome agli Skrull potrebbe essere sufficiente a evitare le lamentele della Fox (o, quantomeno, a evitare sanzioni legali).
A ogni modo, quanto visto finora è assolutamente esaltante. Gli effetti speciali e l’uso dell’alta definizione non hanno pari con quanto visto al cinema fino ad oggi, e l’opera farà oltretutto solo da apripista al proseguimento della saga: la Marvel ha già confermato progetti per portare sul grande schermo The Avengers 2, Thor 2 e Iron Man 3, e c’è da scommettere che anche Captain America avrà il suo sequel, essendo soprattutto molto probabile un terzo film legato al team degli eroi più potenti della terra.
Nell’attesa del 25 aprile, quando si alzerà il sipario, vi mostriamo il nuovo trailer appena pubblicato. E ricordatevi che noi abbiamo un Hulk.




Falco_Nero87

giovedì 19 gennaio 2012

Benvenuti al nord, problemi (già visti) di amore e lavoro

Sullo sfondo della solita Italia dei luoghi comuni regionali e nazionali, è ambientato Benvenuti al nord (qui il primo teaser), seguito del fortunatissimo Benvenuti al sud, pellicola ispirata al film francese Giù al nord (in originale Bienvenue chez les Ch’tis, diretto da Dany Boon, qui in veste di produttore). La trama del primo film viene completamente ribaltata, introducendo qualche nuova variabile riguardante crisi matrimoniali e familiari: Mattia Volpe (Alessandro Siani), ora sposato con Maria (la stupenda Valentina Lodovini) e padre di Edinson (in onore al calciatore del Napoli, Cavani), è un postino di Castellabbate, felice di accettare l’imposizione del part time, per avere più tempo libero. La moglie però non è d’accordo e, a causa dell’incapacità nel prendersi responsabilità del marito, lo lascia. In una Milano, fotografata da una Piazza Duomo ricca di ballerini e skaters (ma quando mai?), la situazione è opposta: Alberto Colombo (Claudio Bisio) è oberato dagli impegni lavorativi a causa del nuovo progetto pilota, denominato E.R.P.E.S. dal direttore Palmisan (un Marchionne in miniatura con il volto di Paolo Rossi), che gli occuperà tutti i sabati per un anno. La scarsa attenzione di Alberto verso la moglie e il figlio Chicco, porteranno anche Silvia (Angela Finocchiaro) ad abbandonare il marito, lasciandolo a casa da solo. Per una serie di incomprensioni Mattia si ritroverà trasferito a Milano, alle dipendenze di Alberto che volentieri lo ospita. I due condividono le loro pene d’amore per l’intera durata del film, tra una gag e un’altra, ma la convivenza porterà a una crescita dei protagonisti che impareranno dall’altro a concedersi più tempo per sé stessi e per la famiglia, l’uno, e a maturare e garantire stabilità alla moglie e al figlio, l’altro.
Come per il suo predecessore, Benvenuti al nord è una commedia divertente, ricca però di stereotipi tutti italiani, soprattutto gastronomici e dialettali, che rischiano di stufare il pubblico perché già utilizzati dai successi di Checco Zalone. Il cinema italiano sembra aver trovato la chiave del successo con questi argomenti che richiamano le classiche commedie all’italiana  dei bei tempi andati (non a caso nel primo trailer rilasciato si citano Totò e Peppino). Al giorno d’oggi però il pubblico pretende sempre novità e la ridondanza di queste nuove commedie potrebbe non reggere molto al botteghino sul lungo periodo.
Benvenuti al nord è ovviamente un trionfo annunciato, una formula vincente con un cast di prim’ordine, che non rischia di certo il flop. Un film divertente che regala situazioni comiche all’altezza di Benvenuti al sud, per quanto l’approdo di Alberto nella provincia salernitana e i pregiudizi dei settentrionali verso il sud abbiano regalato molti più spunti al regista Luca Miniero e risate agli spettatori.  Benvenuti al sud ha funzionato anche per l'idea di base interessante di Giù al nord, idea che però non può sostenere il peso di ben due film: in questo sequel quello spunto, quello schema narrativo, lo conosciamo già e quindi era necessario introdurre qualcosa di nuovo, che purtroppo manca. Mi viene in mente un esempio simile pensando a Una notte da leoni, con la differenza che, in questo caso, la formula è stata abbastanza geniale da poter essere ripetuta nel primo e nel secondo episodio.
Le scene principali di Benvenuti al nord sono lo specchio di quelle del precedente episodio, grazie anche al gruppo di comprimari: direttamente dal sud ritroviamo i fratelli Costabile (Nando Paone e Giacomo Rizzo), la madre di Mattia (Nunzia Schiano) a cui si aggiungono i colleghi del nord Comisoni (Francesco Migliaccio), Sandrino (Francesco Brandi) e la Dodi (Ippolita Baldini), perfetti caratteristi del lavoratore milanese. Nei titoli di coda è presente anche Emma Marrone (prossima al palco del Festival di Sanremo) che canta una sua versione di Nel blu dipinto di blu, passeggiando nel set del film.


Ma le risate più grandi le offre il signor Scapece (ricordate l’incomprensibile cliente della posta, interpretato da Salvatore Misticone?) nei suoi duetti con la milanesissima suocera di Alberto (sempre Angela Finocchiaro): gli indecifrabili dialoghi in milanese e napoletano dei due saranno l’origine di un rapporto molto stretto. Tra le scene migliori, anche l’arrivo in casa Colombo di Mattia con il primo impatto con la “cucina milanese”.

Silvia: “Sashimi?
Mattia: “......ascimm?? arò jamm?

D9P

lunedì 16 gennaio 2012

Golden Globe 2012: tutti i premi per film e serie tv

Anche quest'anno sono stati assegnati e consegnati i prestigiosi Golden Globe, ambiti premi per i personaggi e i prodotti dell'entertainment cinematografico e televisivo. Diversamente dall'edizione 2011, in cui erano stati premiati film mainstream come The Social Network, Il discorso del re e The Fighter, stavolta sono state premiate pellicole più di nicchia: fulgido esempio di perla rara è The Artist, film muto e in bianco e nero sulla Hollywood degli anni Venti, che si è aggiudicato i riconoscimenti di miglior film musicale o commedia (anche se si tratta in realtà di una storia romantica), miglior attore protagonista (Jean Dujardin) e miglior colonna sonora originale (Ludovic Bounce); cocente delusione per Le idi di marzo, che non è riuscito ad aggiudicarsi nemmeno una delle quattro statuette per cui era stato nominato.
La serie tv Modern Family ha ottenuto il premio come migliore del suo genere, dopo che l'anno scorso aveva già fatto incetta di Emmy; Homeland si porta a casa ben due Golden Globe, come miglior serie drammatica e per la sua protagonista Claire Danes. L'acclamato fantasy A Game of Thrones, da noi Il Trono di Spade, si è dovuto accontentare del premio per l'attore non protagonista Peter Dinklage.
Ecco tutti i premi assegnati in ambito cinematografico:

Miglior film drammatico: Paradiso amaro

Miglior film musicale o commedia: The Artist

Miglior film d'animazione: Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno

Miglior attore protagonista di film drammatico: George Clooney in Paradiso amaro

Miglior attore protagonista di film musicale o commedia: Jean Dujardin in The Artist

Miglior attrice protagonista in film drammaticoMeryl Streep in The Iron Lady

Miglior attrice protagonista in film musicale o commedia: Michelle Williams in My Week with Marilyn

Miglior attore non protagonista: Christopher Plummer in Beginners

Miglior attrice non protagonista: Octavia Spencer in The Help

Miglior regista: Martin Scorsese per Hugo Cabret

Miglior sceneggiatura: Midnight in Paris, di Woody Allen

Miglior colonna sonora originale: Ludovic Bource in The Artist

Miglior canzone originale: Masterpiece, di Madonna, Julie Frost, Jimmy Harry, in Edward e Wallis

Miglior film in lingua straniera: Una separazione (dell'iraniano Asghar Farhadi)

Cecil B. DeMille Award: Morgan Freeman

Questi invece sono i premi per le eccellenze televisive dell'anno:



Miglior serie drammatica: Homeland

Miglior serie comedy o musicale: Modern Family



Miglior miniserie o film televisivo: Downton Abbey, della PBS

Miglior attore in una serie drammatica: Kelsey Grammer in Boss

Miglior attrice in una serie drammatica: Claire Danes in Homeland

Miglior attore in una serie comedy o musicale: Matt LeBlanc in Episodes

Miglior attrice in una serie comedy o musicale: Laura Dern in Enlightened

Miglior attore in una miniserie o film televisivo: Idris Elba in Luther

Miglior attrice in una miniserie o film televisivo: Kate Winslet in Mildred Pierce

Miglior attore non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo: Peter Dinklage in Il Trono di Spade

Miglior attrice non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo : Jessica Lange in American Horror Story

Siete soddisfatti? Siete delusi? Che ne pensate?

Lor

mercoledì 11 gennaio 2012

J. Edgar: Clint Eastwood dipinge il ritratto di Hoover

Clint Eastwood torna al cinema nei panni di regista, ruolo che negli ultimi anni ha dato, a lui e al pubblico, parecchie soddisfazioni ma che, dopo la punta di diamante di Gran Torino, sembra in fase calante. Basti pensare alle pellicole successive, come Invictus, ancora un ottimo film, e soprattutto come Hereafter, nettamente al di sotto del talento del regista. La caratteristica principale di Eastwood è sicuramente l’eclettismo con cui riesce a spaziare da un genere cinematografico all’altro, dai film a sfondo sportivo, a quelli sovrannaturali, a quelli più aderenti alla realtà. Proprio per questo, non stupisce che Clint si sia voluto dedicare a quello che, a un primo sguardo, può sembrare un gangster movie: J. Edgar.
Il film, nelle sale dal 4 gennaio 2012, racconta la vita di John Edgar Hoover, uno dei personaggi più importanti e controversi della storia americana, nonché capo e innovatore del Federal Bureau of Investigation (FBI) per quasi cinquant’anni. Il protagonista è interpretato da un convincente Leonardo Di Caprio che veste i panni di un ormai vecchio Hoover: siamo negli anni ’60 e ‘70 e tra i segreti della famiglia Kennedy e con la seconda elezione a Presidente degli Stati Uniti di Nixon, bramoso di mettere le mani sui fascicoli segreti di Hoover, ormai alle porte, J. Edgar decide di fornire una sua versione, veritiera, della storia dell’FBI e della sua vita. Iniziano dunque numerosi incontri con dattilografi vari che ascoltano, commentano e trascrivono i racconti di Hoover. Clint Eastwood costruisce dunque un’autobiografia, realizzata con dei flashback, che si alternano agli ultimi anni di vita di Hoover. Un doppio Di Caprio interpreta le due versioni del protagonista, consegnandoci un personaggio di carattere, quasi sempre forte e sicuro di sé; la debolezza di Hoover si vede solo in alcuni momenti, nei rapporti con la madre (Judi Dench) e con il braccio destro Clyde Tolson (Armie Hammer), con cui Hoover intesse una relazione omosessuale, accennata nel film ma mai confermata nella realtà. Da sottolineare anche il ruolo chiave della segretaria di Hoover, Helen Gandy, interpretata dalla bellissima Naomi Watts.
L’immagine di J. Edgar Hoover che traspare dall’opera di Clint Eastwood è quella di un uomo capace e determinato nella sua attività lavorativa, ma preda delle sue debolezze nella vita privata. A capo dell’FBI, Hoover è stato in grado di riformare l’agenzia, introducendo l’addestramento del personale, selezionato attraverso nuovi e più rigidi criteri, l’archivio delle impronte digitali e i laboratori scientifici, precursori dei moderni CSI. Sotto la sua guida inoltre sono stati catturati alcuni dei più grandi criminali della storia americana, su tutti John Dillinger (recentemente protagonista del film Nemico pubblico, con Johnny Depp nei panni del gangster) e Bruno Hauptmann, rapitore e assassino del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh. Il film mette però in primo piano anche i difetti di quest’uomo, sempre lontano dall’azione vera, quindi dagli arresti, ma desideroso di riconoscimenti e di comparire davanti ai fotografi come fautore dei successi dell’FBI. Inoltre, più volte nel film, viene sottolineata l’avversione di Hoover verso i comunisti e verso i movimenti dei neri, su tutti quello di Martin Luther King. Per quanto riguarda la vita privata, Eastwood mette l’accento sul rapporto con Tolson e sull’omosessualità repressa di Hoover, incapace di ammettere la sua natura in un periodo sicuramente poco pronto ad accettare uno scandalo del genere da un uomo di potere.
J. Edgar è un buon film, in definitiva, non per tutti perché molto lungo (dura più di due ore), non troppo dinamico e abbastanza introspettivo; senza contare lo stile estetico che ricorre a scene scure e a colori spenti, poco propedeutici ad attirare l’attenzione ma perfetti per il film. Rimarrà deluso dunque chi si aspetta un classico gangster movie, perché l’azione c’è ma sta decisamente sullo sfondo, per lasciare spazio al ritratto di Hoover. Ai pennelli, il maestro Clint Eastwood.

D9P

mercoledì 4 gennaio 2012

Il nuovo film di Carlo Verdone, Posti in piedi in paradiso: ecco il trailer

Arriva puntuale, con cadenza biennale, il 24 febbraio 2012, il nuovo film diretto e interpretato da Carlo Verdone, dal titolo Posti in piedi in paradiso. Dopo le ultime uscite, non troppo convincenti, Grande, grosso e verdone e Io, loro e Lara, Verdone ci riprova con un'altra commedia dai toni comici, coinvolgendo nel progetto altri due grandi attori come Pierfrancesco Favino (Figli delle stelle, Baciami ancora) e Marco Giallini (La bellezza del somaro, Tutti al mare). La trama di Posti in piedi in paradiso racconta le vicende di tre uomini sulla cinquantina, separati e preda di tradimenti e guai amorosi, che per risparmiare vanno a vivere insieme in un appartamento. Dalla convivenza scaturiranno ulteriori guai e numerose sequenze comiche che coinvolgeranno anche il resto del cast: su tutti la magrissima cardiologa Micaela Ramazzotti (La prima cosa bella, Il cuore grande delle ragazze), Diane Fleri (Io sono l'amore, Anche se è amore non si vede), Nicoletta Romanoff (Ricordati di me) e tanti altri.
La casa produttrice Filmauro ha diffuso in queste ore il primo trailer ufficiale che vi proponiamo qui di seguito:


D9P

mercoledì 21 dicembre 2011

Lo Hobbit, un viaggio aspettato otto anni: il primo trailer


Otto anni dopo Il Ritorno del Re Tolkien rivive sul grande schermo con la trasposizione cinematografica del libro Lo Hobbit, best seller precendente a Il Signore degli Anelli, che uscirà nelle sale il 14 dicembre 2012 col nome Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato . La trama del film (diviso in due pellicole) è molto semplice e narra la storia di Bilbo Baggins (zio adottivo di Frodo) alla ricerca del tesoro del drago Smaug insieme a tredici nani guerrieri e Gandalf il Grigio. Ricerca che porterà il protagonista in possesso dell’Unico Anello, oggetto dominante (e ingombrante) dei film successivi.
Nel trailer sottotitolato in italiano si possono notare tutti i personaggi del film, Gollum compreso, ed il cast utilizzato dal regista Peter Jackson. Come potete notare ci sono volti vecchi e nuovi: Martin Freeman (il Watson nella serie tv inglese Sherlock) e Ian Holm saranno Bilbo Baggins, Ian McKellen tornerà come Gandalf, Richard Armitage sarà Thorin, Hugo Weaving (il Teschio Rosso di Capitan America) e Cate Blanchett si trasformeranno nuovamente negli elfi Elrond e Galadriel. Gli altri attori presenti nel lungometraggio saranno: Graham McTavish, Ken Stott, Aidan Turner, Dean O'Gorman, Mark Hadlow, Jed Brophy, Adam Brown, John Callen, Peter Hambleton, William Kircher, James Nesbitt, Stephen Hunter, Andy Serkis, Elijah Wood.


Bisognerà quindi aspettare ancora un anno per la prima pellicola, mentre la seconda uscirà nel novembre 2013. Come mai così tanto ritardo? Per chi non lo sapesse, l’idea di un film su Lo Hobbit comparve subito dopo il grande successo della trilogia de Il Signore degli Anelli ma per colpa di cause legali tra Peter Jackson e la New Line Cinema insieme a rallentamenti della Metro-Goldwyn-Mayer, il progetto si perse ne tempo fino quando il regista tornò ufficialmente a capo della produzione. La colonna sonora sarà composta da Howard Shore, già compositore della trilogia di Il Signore degli Anelli e vincitore di tre Oscar per La Compagnia dell’Anello e Il Ritorno del Re.



Lares

martedì 20 dicembre 2011

Il primo teaser trailer di Benvenuti al Nord


A seguito del grande successo di Benvenuti al sud, riuscito a raggiungere incassi record (29.839.223,66 euro), il prossimo 18 gennaio uscirà l’atteso sequel. Attori e registi sono sempre i soliti, con la coppia Bisio (Bar Sport, Maschi contro femmine)- Finocchiaro (La banda dei Babbi Natale, Mio fratello è figlio unico), tornati nel mentre nella loro Milano, affiancati da Alessandro Siani (Natale in crociera, Natale a New York), Valentina Lodovini (Fortapàsc, Generazione mille euro), Nando Paone (A ruota libera), Giacomo Rizzo, Nunzia Schiano, Fulvio Falzarano, Salvatore Misticone, Ippolita Baldini e Paolo Rossi, qui interprete di un cattivissimo tagliatore di teste delle Poste. La regia, come nel primo film, è affidata a Luca Miniero (Questa notte è ancora nostra).

Il teaser trailer rilasciato in questi giorni, come potrete vedere, è un omaggio a Totò, Peppino e la malafemmina, e riprende la celebre scena in piazza Duomo a Milano, in cui i due protagonisti, appena arrivati nella grande città, chiedono informazioni a un vigile con le famose frasi "Noio voulevan savuar" o "Mi scusi, ma per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?” 





Passando invece alla trama del film, sono passati circa due anni dalla fine di Benvenuti al sud, Alberto e Silvia (Bisio e Finocchiaro) sono tornati nella loro “amata” Milano, ma c’è aria di crisi coniugale. Per questo motivo Alberto, accusato dalla moglie di pensare solo al lavoro, prende una seconda casa in montagna dove poter passare week-end romantici e riappacificarsi, ma allo stesso tempo accetta di guidare un progetto pilota per le Poste che lo impegnerà tutti i sabati. I due milanesi però non sono i soli ad avere problemi di coppia: anche Mattia e Maria, che nel frattempo hanno avuto un figlio, litigano, perchè lui non vuole saperne di fare un mutuo. Dopo mille sceneggiate per riconquistare la sua bella, Mattia si trova in ogni caso catapultato a Milano, vivendo un po’ quello che era toccato ad Alberto due anni prima. Un napoletano nella città lombarda sarà ovviamente il filo conduttore del film, con i due amici che si ritroveranno a vivere, a parti invertite, pregiudizi e luoghi comuni tipici.

Mywo

Le idi di marzo, ottima prova per George Clooney e Ryan Gosling

Le idi di marzo, dal latino Idus Martia ovvero “il giorno di Marte”, è un modo di indicare il 15 marzo, data in cui gli antichi romani celebravano il dio della guerra; dal 44 a.C. le idi di marzo sono diventate famose come la data dell'assassinio di Giulio Cesare. L'idea della congiura politica si è legata indissolubilmente al nome romano della data, fino a rendere quest'ultima superflua: attualmente le idi di marzo può indicare un complotto o un agguato politico, come accade per il titolo del nuovo film scritto, prodotto, diretto e interpretato da George Clooney, con Ryan Gosling protagonista delle torbide vicende che hanno luogo dietro le quinte di una politica tutta promesse e sorrisi.
Le idi di marzo (The Ides of March), sceneggiato da Clooney e Grant Heslov partendo da un testo teatrale di Beau Willimon (scrittore in passato aiutante di Hillary Clinton) e prodotto dalla Smokehouse Pictures degli stessi Clooney e Heslov insieme a Cross Creek Pictures e alla Appian Way Productions di Leonardo DiCaprio, è stato presentato in anteprima mondiale lo scorso 31 agosto alla 68° Mostra del cinema di Venezia, ed è stato distribuito negli USA dal 7 ottobre e in Italia dal 16 dicembre.
Mike Morris (George Clooney), governatore uscente del Pennsylvania, sta tentando la scalata alla Casa Bianca come candidato del Democratic Party. Al suo fianco, nel duello in Ohio contro l'altro candidato democratico Ted Pullman (Michael Mantell) e il suo campaign manager Tom Duffy (Paul Giamatti), ci sono gli organizzatori e consulenti comunicativi Paul Zara (Philip Symour Hoffman), il cinico capo di grande esperienza, e Stephen Meyers (Ryan Gosling), il giovane idealista di chiaro talento. Stephen serve fedelmente Morris perché crede davvero nella sua causa, ma una telefonata di Duffy e una scoperta inattesa innescheranno dei mutamenti irrimediabili sia nell'andamento della campagna elettorale di Morris che nella fiducia e nella moralità di Stephen.
Quarto film da regista per Clooney e suo secondo thriller politico dopo Good Night, and Good Luck, Le idi di marzo presenta lucidamente i retroscena più strategici e talvolta più squallidi della politica contemporanea americana. É significativo che Clooney, democratico progressista convinto, collochi finzionalmente il marcio all'interno del partito in cui si riconosce, come a dire che nessuno è al sicuro dal sospetto e dalla corruzione. Il film è molto ben interpretato: Ryan Gosling, già eccellente in Drive, sa trasmettere le proprie emozioni anche mantenendosi sempre composto e distaccato, mentre Clooney mostra un'inquietante doppia faccia e Giamatti (visto quest'anno anche in La versione di Barney e Una notte da leoni 2) interpreta il ruolo che probabilmente gli è più congeniale, cioè quello del bastardo astuto e salace. Tra i pochi volti femminili del cast ci sono Marisa Tomei, giornalista senza scrupoli, ed Evan Rachel Wood, nota per True Blood e The Wrestler, che qui incarna una giovane e bella stagista del team di Morris. La fotografia del film è molto curata, con le luci calde e soffuse degli ambienti televisivi, dove si cerca di apparire al meglio, che lasciano spazio a quelle fredde e quasi funeree di ambienti in cui si rivela il peggio, come vicoli luridi e oscuri retrobottega. Volendo trovare un difetto, la trama si dipana senza grandi sorprese, con colpi di scena abbastanza prevedibili, anche se comunque efficaci nell'impatto.


In patria Le idi di marzo è andato bene ma non ha sfondato, visto che gli introiti al momento sono fermi a 40 milioni di dollari, mentre al botteghino italiano durante il primo weekend di uscita il film ha incassato 663.000 euro. Se non altro sono arrivate quattro nomination ai Golden Globe 2012: Miglior film drammatico, Miglior attore drammatico (Gosling), Miglior regista (Clooney), Miglior sceneggiatura (Clooney, Helsov, Willimon).
Lor

lunedì 19 dicembre 2011

Ecco il full trailer de The Dark Knight Rises (Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno): Batman!

L'attesa e l'eccitazione intorno all'ultimo capitolo della saga batmaniana di Christopher Nolan sta toccando picchi mai raggiunti prima con speculazioni e spoiler che si susseguono tutti i giorni, a più di otto mesi dalla sua uscita. Dopo aver diffuso la locandina ufficiale, la Warner Bros ha dichiarato che oggi sarebbe stato rilasciato il primo full trailer di The Dark Knight Rises, finora mostrato solo negli States prima di Sherlock Holmes: Gioco di ombre. E ora siamo finalmente in grado di mostrarvelo in tutta la sua epicità e in italiano: nuove scene, grandi combattimenti e una scena allo stadio tutta da vedere! Il trailer mostra inoltre l'intero cast composto da Christian Bale, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman, Anne Hathaway, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Juno Temple, Josh Pence, Daniel Sunjata e Nestor Carbonell.
Ecco il full trailer de Il cavaliere oscuro - Il ritorno:

Vi proponiamo anche il primo trailer uscito qualche settimana fa, anche in italiano. Eccolo:

D9P

mercoledì 14 dicembre 2011

Puntuale arriva il sequel: Immaturi - Il viaggio

Se un film italiano supera le aspettative, matematico arriva il sequel. Vedasi gli ultimi successi al botteghino Checco Zalone, Benvenuti al sud e, ora, Immaturi (15 milioni di euro di incassi). Il 4 gennaio sbarcherà infatti in tutti i cinema Immaturi - Il viaggio, ancora diretto da Paolo Genovese (Questa notte è ancora nostra, La banda dei babbi Natale) e ancora con il cast stellare del suo predecessore: Ambra Angiolini, Raoul Bova, Ricky Memphis, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Paolo Kessisoglu, e Anita Caprioli. In questo sequel che, come da titolo, racconterà il viaggio della maturità di questo gruppo di quarantenni reduci dall'esame più importante della vita, si unisce anche Lucia Ocone, mentre ritroveremo Maurizio Mattioli, Alessandro Tiberi e Luisa Ranieri.
Nel giro di pochi giorni sono stati rilasciati il trailer e la locandina ufficiale che lasciano capire un po' come sarà questo nuovo, annunciato, successo. Soliti guai per il libertino Piero (Luca Bizzarri), solite questioni amorose per Giorgio (Raoul Bova), solita ingenuità di Lorenzo (Ricky Memphis) e solite bellissime protagoniste femminili (Ambra Angiolini, Barbara Bobulova, Anita Caprioli e Luisa Ranieri). Troppo solito? Lo scopriremo molto presto, così come scopriremo se questo seguito sarà stato proprio proprio necessario.
Ecco il trailer:
Un'altro elemento che accomuna questo film all'originale è la colonna sonora, firmata da un cantautore italiano importante. Se per Immaturi, Alex Britti aveva scritto il brano omonimo, dal trailer scopriamo che sarà Daniele Silvestri a prestare la sua canzone Il viaggio (pochi grammi di coraggio) (ma guarda un po'!) al sequel. Il pezzo è inserito nel repack dell'ultimo album di Silvestri, S.C.O.T.C.H. Ultra resistant edition, e ve lo facciamo ascoltare.

D9P