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domenica 13 maggio 2012

La Vecchia Signora è tornata!



“Alla Juventus vincere non è importante. È l'unica cosa che conta”
Così si espresse Giampiero Boniperti qualche anno fa, ribadendo il concetto anche a inizio stagione,  durante l’inaugurazione dello Juventus Stadium. Dopo due settimini posti, però i tifosi juventini vedevano in quell’affermazione soltanto una cosa: tanta nostalgia…
Risulta difficile scrivere qualcosa su questa cavalcata straordinaria, tanto si è già detto e scritto, nonostante ciò voglio comunque condividere con voi le sensazione provate.

Vince chi ha più fame”
Durante una delle conferenze stampa pre mondiale 2006, Marcello Lippi si espresse così in merito a chi gli chiedeva se l’Italia, che non partiva di certo favorita, avesse qualche chance di vincere il titolo. Verissimo. Però la fame non basta, il fatto di avere una storia alle spalle che pesa, il fatto di giocare per una squadra abituata a primeggiare nemmeno. Penso che la fame, la voglia, la grinta siano state determinanti per raggiungere il successo, ma sicuramente sono solo una delle componenti.

Per vincere ci vuole testa, cuore e gambe”
Antonio Conte, il mister, l’intuizione di Andrea Agnelli, ha stupito tutti. Me per primo, che ero scettico ad inizio stagione, non sulle sue qualità umane, non su quelle caratteriali e tantomeno sul fatto di sapere cosa volesse dire stare alla Juventus. Ero scettico sulla sua preparazione tattica, sulle sue doti di allenatore in se, con alle spalle due campionati vinti in serie B e un esonero in A all’Atalanta. Conte ha dimostrato un'intelligenza tattica assoluta, una capacità di preparare la squadra immensa. Volete dei dati? Aggiungendo il solo Lichtsteiner (e Caceres a gennaio), la stessa difesa colabrodo dello scorso anno (47 gol subiti) è risultata la miglior difesa (per distacco) della Seria A con sole 19 reti al passivo. In tutto ciò la mano dell’allenatore si sente, è stata fondamentale l’organizzazione di gioco che da inizio anno è stata impostata. Via le cervellotiche marcature a zone imposte da Del Neri, via il costante ripiegamento sulla zona debole del quinto difensore (l’ala); Conte ha impostato una difesa più alta, capace di risultare impenetrabile sia giocando a 3 che a 4. Uno dei segreti è sicuramente il fatto che la Juve sia stata la squadra ad aver concesso il minor numero di tiri in porta agli avversari, merito di reparti sempre stretti, di un pressing in posizione avanzata attuato perfettamente, come il Barcellona di Guardiola, senza dar tempo di ripartire agli avversari. Il mister mi ha stupito anche per l’elasticità mentale nell’adattare la sua idea di calcio ai giocatori a disposizione: solo i grandi allenatori sono in grado di farlo. Un altro grande merito è quello di aver riportato la giusta disciplina all’interno dello spogliatoio, basta interviste rilasciate giornalmente dai calciatori con promesse e sparate, basta screzi e ripicche di senatori svogliati (vero Camoranesi?). I complimenti però vanno fatti anche a tutto lo staff tecnico, che tramite un lavoro mirato è riuscito ad estirpare uno dei problemi maggiori della Juve degli ultimi 3 anni, gli infortuni soprattutto muscolari, quest’anno praticamente nulli (altro che colpa dei campi di Vinovo…).

Il pagellone che ora vi proporrò è il miglior modo che mi viene in mente per celebrare ogni singolo giocatore, mettendone in luce pregi e difetti, aggiungendo qualche dato statistico e assegnando loro un voto che ovviamente sarà più che opinabile.

# 1. Gianluigi Buffon
35 presenze. Chi lo dava per bollito ha dovuto ricredersi col passare delle giornate. Gigi è tornato quello dei mondiali, dopo due anni travagliati a causa dei problemi alla schiena, con tanto lavoro si è ripreso con pieno merito il titolo di miglior portiere al mondo. Fondamentale nel gioco di Conte per la sua fantastica capacità di utilizzare al meglio i piedi per far ripartire l’azione. Molti avranno in mente solo l’errore con il Lecce, io penso che quello sia stato solo un infortunio e se avessimo perso lo scudetto a causa di quell’episodio il mio giudizio non sarebbe cambiato di una virgola: uno dei segreti del nostro possesso palla sta nello riuscire a far partire sempre e comunque l’azione palla a terra, un errore a fronte di mille rischi è umano, il resto delle parate invece lo sono molto meno. Voto: 9.5


# 3. Giorgio Chiellini
33 presenze; 2 gol, 1 assist. Trascinatore, uomo ovunque, con la sua grinta nessuno in campo poteva permettersi di mollare un centimetro. Molti lo volevano lontano dalla Juve perché troppo falloso, irruento e sgraziato. Lui non ha dato peso a tutto ciò, rinnovando il contratto e tornando ad essere “il chiello carro armato” di sempre, dimostrando di essere uno juventino vero, oltreché uno dei migliori difensori italiani. Senza dubbio è stato quello che ha beneficiato maggiormente del cambio di allenatore: il suo modo di giocare era abbastanza inadatto alla difesa a zona e al tipo di marcature richieste da Del Neri. Partito centrale ha saputo adattarsi tornando a fare il terzino, per poi andare a formare quel trio fenomenale con Barzagli e Bonucci, giocando di fatto nel suo vero ruolo. Voto: 9


#4. Martín Cáceres
6 presenze; 1 gol. A questi numeri non si possono non aggiungere quelli della Coppa Italia, con quella doppietta strepitosa nel suo (secondo) esordio in maglia bianconera. Arrivato a Gennaio, si è inserito negli schemi di Conte alla perfezione da subito, dimostrandosi un giocatore maturo e molto duttile. Il suo acquisto era ben voluto da tutti, dirigenza, allenatore e tifosi, Martin ha subito fatto capire il motivo di tanta benevolenza nei suoi confronti. El Pelado è cresciuto molto rispetto alla sua prima esperienza in bianconero, ora è un giocatore su cui il mister potrà contare a tutti gli effetti, un titolare aggiunto. Voto: 7.5


#7 Simone Pepe
25 presenze, 6 gol, 3 assist. Fondamentale nel girone d’andata, e questo aggettivo non è riduttivo o esagerato. Con la sua presenza ha garantito il giusto equilibrio nel il 4-3-3 con cui la juve ha giocato tutta la prima parte di stagione. Rispetto allo scorso anno anche lui ha beneficiato enormemente del cambio di allenatore, riuscendo finalmente ad unire alla grandissima generosità e corsa, molta concretezza, soprattutto in zona gol con 6 reti, ma anche con continui tagli, ripiegamenti, contrasti e assist. Si è guadagnato il posto da titolare grazie soprattutto al suo acume tattico (ricordate quando si è messo a bordo campo a spiegare allo spaesato Elia i movimenti da fare?) e alla sua umiltà, perché le parole sopra citate di Conte hanno il loro valore. Voto: 8

#8 Claudio Marchisio
35 presenze, 9 gol, 4 assist. Numeri straordinari, che potrebbero già dire tutto sulla stagione del ex “principino” (ora principe), eppure non bastano. Conte ad inizio stagione era stato chiarissimo, dicendo che Claudio era un giocatore fondamentale per la juve del presente e per il futuro. Marchisio è sicuramente stato uno dei migliori, i suoi sono numeri da attaccante, da seconda punta, invece il suo mestiere è la mezz’ala, la più forte e completa che ci sia in Italia. Nella sua stagione c’è tanta sostanza, lui è Vidal sono uno dei segreti di questa juve, con la loro intelligenza tattica, con polmoni infiniti, sempre a pressare altissimi, anche più in là degli attaccanti, e poi via a chiudere in difesa. Claudio più del cileno, capace di inserimenti fulminei, smarcamenti da bomber di razza, dribbling, lucidità sotto porta e negli assist, tutto. Dal mio punto di vista (non me ne voglia il chiello) Marchisio rappresenta perfettamente l’incarnazione della juventinità, a prescindere dalle caratteristiche tecniche e tattiche. Voto: 9.5


#10 Alessandro Del Piero
22 presenze, 2 gol, 2 assist. Qui non parlerò del suo addio, di quello che rappresenta per noi tifosi, ci sarà modo e tempo per farlo, dedicandogli un pezzo ad hoc. La stagione del capitano dovrebbe esser presa, incorniciata e mostrata a tutti questi aspiranti “campioncini” che a 20 anni (o anche di più) pensano di essere arrivati, pretendono il posto da titolari e piagnucolano per tutto l’anno quando la juve (e non solo) li scarica in squadrette provinciali (ogni riferimento a Sebastian Giovinco è puramente voluto.) Mai una parola fuori posto, massimo impegno negli allenamenti, massima disponibilità, massima grinta ogni volta che è stato chiamato in causa, anche per i dieci minuti finali, magari a risultato acquisito, anche se ti chiami Del Piero, anche se hai fatto la storia di questo club, anche se non esiste nessun record con questa maglia che non ti appartenga. Già solo questo meriterebbe un dieci, ma c’è di più, c’è molto di più nella stagione del capitano, perché quando è arrivato il momento decisivo lui è stato fondamentale ancora una volta, nei big match di Coppa Italia, quelli da dentro o fuori, con Roma e Milan, ma soprattutto in campionato, con due soli gol certo, ma che gol! Uno nella partita più sentita e l’altro su punizione, decisivo per permettere alla juve non solo di battere la Lazio (che era terza) ma soprattutto di scavalcare il Milan, senza più perdere la testa della classifica. Ho cercato di godermi ogni singolo minuto giocato dal capitano, sapendo che erano gli ultimi, ho gioito come non mai ad ogni suo gol e domenica quando alzerà il trofeo di questo scudetto avrò una certezza: aveva ragione lui, ancora una volta. Voto 10+


#11 Paolo De Ceglie
21 presenze, 1 gol, 2 assist. L’avete vista la foto della sua macchina? Juventino vero anche lui, così come Marchisio proveniente dalle trafile, tutte, compreso l’anno in serie B. Paolino si è meritato la riconferma sul campo, migliorando tantissimo, favorito dal modulo a 5 di centrocampo che gli ha permesso di giocare nel suo vero ruolo. Si merita questa maglia, si merita questa vittoria. Voto 7.5




#14 Mirko Vucinic
32 presenze, 9 gol, 8 assist. Genio e sregolatezza, definizione banale quanto inappropriata a mio avviso. Mirko quest’anno è stato molto più fondamentale di quanto i giornalai e finti esperti abbiano compreso. Conte l’ha sempre dimostrato, con le presenze nella formazione titolare e anche in conferenza stampa. Vucinic è l’unico giocatore in rosa in grado di garantire un cambio di passo, creare superiorità numerica e allo stesso tempo una corsa continua dall’inizio alla fine. Lui stesso in un’intervista si è meravigliato di come quest’anno abbia capito e imparato a correre, a coprire (fondamentali certi suoi ripiegamenti). Mancava qualche gol? Si, perché li ha tenuti tutti in serbo per il finale di stagione, decisivo, anche con i suoi assist (8, tantissimi), ha fatto ricredere gli scettici. Per tutti gli altri lui è semplicemente “genio e sregolatezza”. Voto 9

#15 Andrea Barzagli
34 presenze, 1 assist. Il direttore sportivo del Wolfsburg si starà mangiando le mani (seh le mani..) per avercelo venduto alla bellezza di cinquecento mila euro. Un muro. Basterebbe questo, è l’unico dei titolarissimi a non aver segnato, ma ne ha salvati talmente tanti che quello è un dettaglio più che superfluo. Nel 2006 al mondiale aveva giocato solo una partita, peraltro molto bene, quest’anno Conte non l’ha mai fatto riposare, trovando un calciatore maturo, migliorato, senza dubbio per rendimento il miglior difensore della serie A. Voto: 9.5


#17 Eljero Elia
3 presenze. Vero oggetto misterioso, capace di ottime giocate individuali, ma poco incline al rigore tattico imposto dal mister. Ciò che mi ha stupito maggiormente in negativo è stata l’incapacità di comprendere movimenti e dinamiche di gioco nel corso dell’anno. Non puoi allenarti tutti i giorni con i tuoi compagni, provare e riprovare i movimenti e, dopo 6 mesi, quando ti viene data la possibilità di dimostrare il tuo valore, vagare per il campo spaesato. Voto: 5



#18 Fabio Quagliarella
22 presenze, 4 gol. Dopo 6 mesi fermo a causa di un grave infortunio al ginocchio non era facile tornare ai livelli ottimi del suo esordio (9 gol nelle prime 20 partite di campionato 2010). Conte a inizio anno, quando Fabio ancora non riusciva a dare il meglio, aveva detto che lo considerava un titolare, perfetto per la sua idea di gioco, e che dal momento in cui sarebbe tornato al 100% fisicamente l’avrebbe fatto giocare. Detto fatto, Quagliarella si è allenato con grande determinazione, ritrovando la forma migliore, le sensazioni che solo il campo sa darti, e infine i gol. La seconda parte di stagione dal mio punto di vista gli varrà una meritata riconferma. Voto: 8


#19 Leonardo Bonucci
31 presenze, 2 gol 1 assist. Così come Vucinic, anche Leonardo è stato più volte vittima di numerose critiche, a volte ingenerose, a volte giuste. Nella sua stagione ho visto un miglioramento netto con il passaggio alla difesa a 3, che ha esaltato le sue grandi doti di regista arretrato. Col passare del tempo è aumentata anche la sicurezza nei contrasti e la presenza in area; ad oggi dubito che Prandelli se ne priverà. Tutto ciò che è successo invece dopo la trasferta di Trieste dimostra solo quanto lui sia sempre stato uno juventino nel dna. Voto: 8.5



#20 Simone Padoin
5 presenze, 1 gol. Fortemente voluto dal mister nel mercato di Gennaio, si è dimostrato un centrocampista duttile, intelligente e soprattutto umile. Dubito che verrà venduto in estate, lui sa benissimo che non potrà partire da titolare e che con tutta probabilità arriverà anche un altro semititolare nel suo ruolo, ma a differenza di altri (Pazienza) preferisce giocarsi le sue carte in una grande squadra, con la possibilità di crescere e vincere qualche trofeo. Voto: 7



#21 Andrea Pirlo
36 presenze, 3 gol 13 assist. Il più presente, l’imprescindibile, il regalo, “quellochemancavadaanni”, chiamatelo un po’ come volete, per me rimane semplicemente Andrea Pirlo. Lo ammiravo col Milan e in nazionale, figuriamoci ora. Dopo un anno passato a riposarsi nella pensione di Milanello, su gentile concessione del simpatico Max Allegri (sempre sia lodato), Andrea è tranquillamente tornato a disputare una normale stagione da 40 presenze, come se nulla fosse, senza neanche sudare troppo. Mai sostituito, sempre lucido, capace di 13, dico TREDICI assist per i compagni, quasi increduli alle volte di trovarsi palloni così semplici da spingere in rete. La sua presenza in mezzo al campo è stata di un'importanza vitale per il gioco imposto da Conte, nessun allenatore è riuscito a fermalo, nemmeno quando si è provato a sacrificare un giocatore per marcarlo a uomo, troppo intelligente lui a spostarsi in posizione di mezz’ala, troppo atletico per reggere quel trotterello incessante per 90 minuti, e si sa, a Pirlo basta un attimo per inventare una giocata. Voto: 9.5

#22 Arturo Vidal
33 presenze, 7 gol, 3 assist. Top player di valore mondiale. Chapeau a Marotta che l’ha pagato 10,5 ml. Celia Punk, come si fa chiamare, si è adattato alla perfezione al campionato italiano, risultando uno dei giocatori fondamentali per la conquista di questo scudetto. Arturo ha una capacità innata nello sradicare i palloni senza che l’avversario se ne renda conto, anche da dietro è in grado di rubarti palla senza commettere fallo; è un giocatore con qualità aerobiche fuori dalla norma, corre, pressa più alto degli attaccanti, ripiega fin dentro l’area di rigore e poi è pronto al contropiede; ha un tiro potente preciso, la giusta grinta e determinazione che gli permettono di non mollare mai, nemmeno dopo aver tirato, lui continua a correre, sai mai che il portiere non la blocchi; ha una tecnica che per un giocatore con le sue caratteristiche mai ti aspetteresti, grande visione di gioco, calma e tranquillità nel saper fare la cosa giusta anche al lite dell’area, seriamente uno dei giocatori più completi che abbia mai visto. Voto: 9.5


# 23 Marco Borriello
13 presenze, 2 gol. Arrivato con la nomea del tronista, sopravvalutato, mezzo giocatore, Marco ha lavorato sodo, perché era l’unico modo per convincere Conte. A Roma aveva una condizione scarsa, impegnandosi è tornato atleticamente in forma, e così il mister, che ne apprezza molto il modo di giocare, ha iniziato ad utilizzarlo, continuando a farlo nonostante le prime presenze non siano state del tutto degne di nota. Il gol al Cesena, da 3 punti, decisivo per il titolo, avrà probabilmente un peso specifico nelle valutazioni della dirigenza. Non so se Marco rimarrà o meno, ma lo ringrazio comunque per l’impegno e l’abnegazione con la quale è stato in grado di far ricredere i tifosi. Voto: 7.5


#24 Emanuele Giaccherini
22 presenze, 1 gol, 1 assist. Nello scetticismo generale tutti si chiedevano l’utilità che potesse avere questo giocatore. Ve lo ricordare il “Giaccherini” urlato da conte in panchina con il gesto alla Toni? L’ha voluto, l’ha fatto giocare e ora tutti hanno capito il perché. Giak è un calciatore intelligentissimo tatticamente, che ha saputo inserirsi al meglio negli schemi, adattandosi anche a ricoprire un ruolo nuovo, la mezz’ala, con risultati più che soddisfacenti. Sicuramente una delle sorprese più liete, fondamentale nelle partite chiuse, con i suoi dribbling e i suoi inserimenti costanti. Complimenti davvero. Voto: 8.5


# 26 Stephan Lichtsteiner
34 presenze, 2 gol, 2 assist. Finalmente un terzino destro degno. Ammettetelo, è quello che avete pensato tutti dopo il 4-0 d’esordio contro il parma?! Maratoneta con due polmoni infiniti, capace di costanti proiezioni e sovrapposizioni, ma anche molto bravo a coprire, nelle diagonali difensive e nell’uno contro uno. Assolutamente un acquisto azzeccato. Voto: 8.5


#27 Milos Krasic
7 presenze, 1 gol. Tutti si aspettano la stagione dell’esplosione definitiva, quella che l’avrebbe consacrato come campione. Purtroppo non è stato così e in tutto ciò non vedo demeriti da parte di Conte. Nonostante Milos non capisse gli schemi, nonostante mal si adattasse a giocare nello stretto, il mister gli ha inizialmente dato fiducia, ma vedendo che  non c’erano miglioramenti effettivi, essa è cessata. Dispiace perché lo scorso anno è stato uno dei pochi a farci gioire, però i suoi limiti tattici oltre che tecnici sono troppo evidenti, farà sicuramente benissimo altrove. Voto: 5


#28 Marcelo Estigarribia
13 presenze, 1 gol, 1 assist. Arrivato in prestito quasi a sorpresa, dopo una gran Coppa America, El Chelo si è dimostrato un giocatore affidabile, utile e il suo apporto è stato importante in gare come contro Napoli e Roma. Nella seconda parte della stagione però Conte l’ha sempre meno utilizzato, preferendogli De Ceglie. Probabilmente non verrà riscattato, ma sicuramente avrà la possibilità di rimanere in europa nel calcio che conta. Voto: 7


#30 Marco Storari
2 presenze, più quelle in Coppa Italia. Nessuno in Italia può permettersi una coppia di portieri di questo tipo, il merito maggiore di Storari è stato quello di accontentarsi, preferendo giocarsi al meglio le occasioni ricevute, con la possibilità di vincere qualcosa, piuttosto che andare a fare il titolare altrove (Pazienza). Sempre sicuro, una garanzia. Voto 7




#32 Alessandro Matri
31 presenze, 10 gol, 4 assist. Per tutto il girone d’andata tra gli attaccanti segnava praticamente solo lui. Poi con l’arrivo di Borriello e il ritorno di Quagliarella ha perso il posto da titolare e quella sicurezza sotto porta che dallo scorso anno mai si era interrotto. Il finale di stagione l’ha visto in campo di rado, la sensazione è che davanti ad un offerta concreta non sarà considerato incedibile. Rimane pur sempre il miglior marcatore stagionale e la sua media gol con la maglia bianconera è quella di un bomber vero. Voto: 8

#34 Luca Marrone
2 presenze, 1 assist. Ha giocato di più in Coppa Italia, facendo vedere a tutti il motivo per cui Conte l’ha fortemente voluto in rosa, dopo che lo scorso anno è stato il titolare del suo centrocampo a 4 col Siena. Luca ha grandissime doti tattiche e tecniche, di fronte però aveva un trio di centrocampisti che giocherebbero titolari ovunque. Il prossimo anno probabilmente andrà a giocare, lo vogliono in tantissimi, si dovrà convincere Conte a cederlo, ovviamente solo in prestito perché il futuro di questo ragazzo sembra già scritto. Voto: 7




Che dire ancora? Si, la Juve ha vinto lo scudetto da imbattuta e questa è una cosa di cui bisogna andar veramente fieri, sia perché non era MAI capitato nel campionato italiano, sia perché dimostra quanto i ragazzi siano riusciti a rimanere concentrati, attenti, aggressivi, sul pezzo, in ogni singola partita disputata e si sa quanto la Serie A sia un campionato tutt’altro che scontato.

                                    

Non so cosa succederà il prossimo anno, chi arriverà, chi verrà ceduto, ma so che potremmo ripartire da basi solidissime, da un gioco fantastico, a cui la Juve non ha mai rinunciato per tutta la stagione, zero lanci lunghi, zero scorciatoie. Di questo ne andrò sempre fiero.
Grazie ragazzi.


Mywo

giovedì 22 marzo 2012

Recensione di FIFA Street per Playstation 3 e Xbox360


Della serie calcistica arcade FIFA Street, avviata nel 2005, non avevamo più notizie dal 2008, cioè da quando EA ne fece uscire un terzo episodio con un look grafico molto discutibile. In questi quattro anni di assenza la serie si è completamente rinnovata, soprattutto nelle dinamiche di gioco, anche grazie ai progressi della serie “maggiore”, il cui più recente capitolo è FIFA 12, che nel corso degli anni ha distrutto un mostro sacro come Pro Evolution Soccer, e ora FIFA Street è pronto a catturare gli ultimi sostenitori rimasti fedeli a casa Konami (parole del creative director Gary Paterson). Ma EA sarà riuscita nell'ennesima impresa?


Gameplay 

Il nuovo FIFA Street, che sarebbe il quarto della serie ma essendo privo di numerazione è da considerarsi una sorta di reboot, è uscito lo scorso 13 marzo negli USA e tre giorni dopo in Europa per le piattaforme Playstation 3 (su cui è stato provato da chi scrive) e Xbox360. Leviamo subito qualsiasi dubbio, anche se il titolo stesso non ne lascia alcuno: chi cerca o spera di trovare un gioco di calcetto (o futsal come va di moda chiamarlo ora) serio e realistico, lasci perdere. In FIFA Street a farla da padrone è la spettacolarità: tutto ruota intorno ai trick, alle finte, ai “numeri” che riuscirete a fare durante la partita. Certo, alla fine vince chi fa più goal, ma se non imparerete subito a fare tunnel e doppio passo, le vostre vittorie andranno scemando con il tempo. Il vostro scopo dunque è questo: vincere irridendo l’avversario e dando allo stesso tempo spettacolo, proprio come spesso accade nei campetti di cemento delle periferie. Per fare ciò, EA ha messo a vostra disposizione un infinità di trick e di mosse, la metà delle quali riprese da FIFA 12, ma altre completamente nuove o riviste! Per rendere possibile questi virtuosismi è stato implementato un sistema di controllo mai visto prima in un gioco di calcio: a volte per fare uno o più trick collegati dovrete fare delle vere e proprie combo di tasti, ritrovandovi a pensare di star giocando a un picchiaduro. 

Il fulcro dei comandi risiede nelle due levette: con quella di sinistra muoverete il vostro giocatore, mentre con la levetta destra lo farete “danzare” sul terreno di gioco. Il bello è che le finte o i trick sono talmente tanti che se muoverete la levetta destra in modo rapido il giocatore da voi selezionato farà una cosa mentre se la muoverete in modo lento ne farà un'altra ancora, e questo vale per tutte le direzioni. Premendo la levetta, invece, il vostro idolo salirà sul pallone dandovi la possibilità di fare altre finte che non potreste fare con la palla in movimento. A questo aggiungete pure la possibilità di iniziare a palleggiare premendo semplicemente il tasto R1, e mentre il giocatore controllato si diletta nel palleggio si può dare inizio ad altri trick, sempre muovendo la già citata levetta destra. Quindi, in conclusione, durante il match avrete la possibilità di dribblare il vostro avversario come meglio credete: tentando un tunnel, provando a scavalcarlo con un sombrero oppure aggirarlo facendo sbattere la palla sul muro disorientando così chi vi sta di fronte. Insomma, le possibilità sono infinite!


Peccato però che il contorno di gioco non sia poi all’altezza dell’emozione che voi riuscite a mettere in campo: l’IA degli avversari è infatti molto bassa, anche ai livelli più difficili, per non parlare poi della stupidità dei portieri che passano dal fare i miracoli a errori che non commetterebbe neanche un bambino. Ci sono poi dei problemi nell’andare a prendere la palla e controllarla quando questa finisce in un angolo del campo, oltre a tanti piccoli bug nella gestione della fisica dei contrasti. Il motore è lo stesso di FIFA 12, ma accelerando il ritmo di gioco e riducendo gli spazi, con conseguente aumento dei duelli tra i giocatori in campo, si nota qualche incoerenza di troppo.

Modalità di gioco 

FIFA Street permette di affrontare i vostri avversari in varie tipologie di sfida: dal semplice 5vs5 al 2vs2 con porte piccole, fino alla modalità chiamata “Re del tunnel”, in cui oltre ai goal i dribbling semplici valgono 1 punto, i tunnel 3 e le giocate aeree 2; i punti vengono messi da parte e assegnati solo in caso di goal, ma se segna prima la squadra avversaria vengono cancellati. Un'altra modalità divertente è “Ultimo rimasto” in cui la squadra che segna perde un giocatore e vince chi riesce a concludere prima la partita senza uomini in campo. La modalità principale però è “Tour mondiale”: qui il vostro alter ego girerà il mondo per sfidare varie squadre nelle modalità precedentemente citate. Il vostro scopo è quello di trionfare nelle varie fasi (regionale, nazionale, continentale e mondiale) completando di volta in volta i vari eventi contrassegnati sulla mappa. Ma sicuramente in questo particolare gioco di calcio è la modalità online a divertire all'ennesima potenza! Oltre all'immancabile “stagione online” e alle sfide 4vs4 o 5vs5 , è infatti la stessa modalità “Tour Mondiale” a fare un enorme passo avanti se vi connetterete alla rete: oltre all'acquisizione di tutta una serie di elementi inediti collegati alla compravendita di giocatori, alle sfide tematiche, ai tornei a esclusione diretta e alle classifiche condivise, giocando online diminuiscono i problemi legati all'IA imbarazzante, aumentando di non poco il divertimento complessivo. 

Grafica e sonoro 

Il motore grafico di FIFA Street è, come già detto, lo stesso di FIFA 12, ma il grande lavoro degli sviluppatori si nota soprattutto nella cura delle piccole cose. Le licenze sono meno sfruttate (non troverete tutte le squadre presenti nel capitolo dedicato al calcio “serio” ma solo quelle più importanti per ogni campionato), tuttavia i ragazzi di EA hanno dato libero sfogo alla loro creatività nel design delle fantastiche arene di gioco, aumentando il numero delle animazioni, migliorando sensibilmente i menu e dando al giocatore la possibilità di personalizzare a fondo i propri giocatori creati da zero: sono infatti veramente tante le cose che potrete sbloccare, dalle finte alle magliette passando per felpe, pantaloncini e persino calzini. Il comparto audio si mantiene su altissimi livelli: menzione speciale alla colonna sonora, davvero adatta all’atmosfera di gioco. 

Commento finale 

FIFA Street rappresenta un'ottima sintesi tra il realismo della saga "maggiore" e l’immediatezza del calcio tutto finte e trick di strada. Sicuramente è una solida base di partenza per un eventuale capitolo futuro. Peccato per qualche imperfezione di troppo nella fisica e nell’ IA, ma il gioco rimane caldamente consigliato a chi ama il calcio e a chi, in particolare, cerca un trastullo calcistico più immediato rispetto alle simulazioni più realistiche e complesse.

 

HBK

sabato 4 febbraio 2012

Daytona 2012, 24 ore di sorpassi e sportellate

Sebbene il 2012 motoristico sia già iniziato con la Dakar in America del sud, con il Rally di Montecarlo e con le prime prove del campionato AMA Supercross, vi proponiamo una breve rewiew della 24h di Daytona: l’appuntamento made in Florida è stato particolarmente atteso quest’anno, visto il suo 50° anniversario dalla nascita.


La gara del 28 e 29 gennaio ha visto tra i partecipanti nomi di grande spicco da pressoché tutte le discipline automobilistiche americane e in parte anche europee: Pruett, McNish, Dixon, Franchitti, Montoya, Magnussen, gli italiani Papis, Pirro, Bertolini, Fisichella e Bruni erano solo alcuni di quelli che già spiccavano nella entry list; a far venire ulteriore acquolina in bocca ci hanno pensato i nomi delle auto in gara: le Riley-BMW del team Ganassi (campioni in carica), la Corvette (che dopo anni tornava in forma ufficiale nella categoria prototipi), Porsche e Ferrari (che battezzava la versione Grand-Am della sua 458), Audi (ma solo in categoria GT) e BMW (che pure in via semi-ufficiale si è quasi tenuta nascosta).

Una gara mozzafiato

Altra discreta novità di quest’anno è stato il fatto che finalmente la Riley ha disegnato dei prototipi che oltre ad andare molto bene sono anche un minimo accattivanti esteticamente: sicuramente siamo ancora lontani dallo splendore dei prototipi delle LeMans Series, ma almeno non sembravano più delle soapbox iperveloci! Purtroppo (o per fortuna) l’estetica di un’auto non la rende altrettanto vincente: la Corvette si è presentata con lo squadrone di prototipi decisamente più bello del lotto, ma nonostante ciò dopo soli 14 giri una di loro (la n°10) era già KO e si ritirava definitivamente nei box. E per confermare tale regola, un’altra sentita delusione è arrivata dalla Ferrari di Bruni, Fisichella e Matos, che pure si ritirava nelle prime ore per un problema al motore e disilludeva i tifosi che speravano in una vittoria fin dall’esordio. Di sicuro la gara non è stata spettacolare per i ritiri: dalla seconda ora fino all’ultima, infatti, si è infiammata di continui sorpassi, controsorpassi e tante tante sportellate! Bisogna dare atto che spesso le gare di endurance possono risultare noiose, in quanto giocate su tattiche spalmate su molte ore e distacchi molto più dilatati di quelli a cui siamo abituati con la F1 o la MotoGP; eppure già nell’ultima 24h di LeMans i distacchi erano rimasti più contenuti, con soli 20 secondi circa a separare i primi due equipaggi al termine della competizione. Il caso di Daytona è andato oltre, con i primi 3 equipaggi a giocarsela fino ad un’ora dal termine con distacchi di 2-3 secondi tra il primo e il terzo! 

Duelli, guasti e incidenti

Ma andiamo con ordine: nelle prime 7 ore lo spettacolo lo servono la bellissima Corvette n°99 e la Riley n°60, sorpassandosi più volte, e le due Riley del team Ganassi, che innescando un duello fratricida (con tanto di sportellata durante un doppiaggio) rischiano di farsi fuori da sole. Alla 7a ora però anche la Corvette n°99 ha dei problemi (fuma che sembra una locomotiva a vapore) che la costringono per molti giri ferma ai box in riparazione, mandando in fumo (letteralmente) i suoi sogni di gloria. Da lì svariati incidenti tra vetture GT intrattengono il pubblico durante tutta la notte, fino al mattino quando le Riley n°77 e 01 decidono di fare un po’ lotta mattutina per svegliarsi, mentre la n°08 tira un dritto alla fine del banking (la parte inclinata della parabolica) finendo nell’erba a grandissima velocità, compromettendo probabilmente la vittoria finale: deve infatti tornare ai box per rattoppare i danni causati, e una volta tornata in pista avvia il master show di questa 24h. Dalla 19a ora, infatti, inizia una serie di sorpassi a bruciapelo, prima con la Riley n°01 e poi con la n°60 (e viceversa), che culminano in veri e propri spettacoli al cardiopalma durante i doppiaggi, e continue sportellate sia nel tratto di pista guidato, sia sui banking dell’ovale! Il giocattolo si rompe solo nell’ultimissima ora quando il cambio della Riley n°01 decide di tirare le cuoia e la n°60 attua un ultimo stint molto più lungo rispetto alla n°08, dandole quel minimo di vantaggio che la porterà a tagliare il traguardo per prima. 

La vittoria

La gara viene quindi vinta dall’equipaggio Allmendinger-Negri-Pew-Wilson del Micheal Shank Racing, seguito dai Dalziel-Luhr-McNish-Popow-Potolicchio della Starworks Motorsport e dall’altro equipaggio del Michael Shank Racing Goncalvez-McDowell-Nasr-Yacaman: pochi nomi “grossi” sul podio, ma la qualità è stata comunque eccelsa. La classe GT, sebbene si sia un po’ spenta durante le ultime ore (ma solo perché i duelli della classe prototipi avevano calamitato tutta l’attenzione), è stata sia incerta sia a senso unico: laddove la Ferrari era attesa per un grande risultato, ha deluso non solo con il ritiro nelle fasi iniziali del suo equipaggio di punta, ma anche con una rottura dell’altro equipaggio del Team Risi a poche ore dal termine, quand’era arrivata seconda grazie a una Safety Car sfruttata in modo perfetto, ed era in forte rimonta sul primo: 4° posizione finale, dietro alle tre Porsche che hanno monopolizzato il podio (sul gradino più alto troviamo Lally-Lietz-Potter-Rast) e una Camaro che certo non ci si aspettava al livello delle due GT europee. 

Visione e previsioni

In un weekend così divertente spicca però una nota negativa: la copertura televisiva che, purtroppo prevedibilmente, in Italia è stata quasi nulla. Le alternative erano solo due: Eurosport (e quindi Sky) da una parte con servizi di qualche ora messi a random durante le 24h di gara e senza quindi una diretta completa, oppure dall’altra parte lo streaming, tramite il sito di una tv americana (Speed TV), la quale ha mostrato la diretta per tutta la durata della competizione, con addirittura la possibilità di cambiare le telecamere a proprio piacere; insomma anche questa volta gli appassionati hanno dovuto ricorrere all’arte d’arrangiarsi. Per la prossima 24h di Daytona non resta quindi che aspettare un anno, ma già si specula su un dream team di Ganassi comprendente Dixon, Franchitti, McMurray, Montoya e nientepopòdimenochè l’indimenticato Alex Zanardi (ma a dire il vero se n’era già parlato anche negli scorsi anni), mentre per il prossimo grande evento si dovrà attendere ai primi di marzo con la F1 che inizia in Australia contemporaneamente alla 12h di Sebring in America.


Drow

sabato 7 gennaio 2012

Il ritorno di un campione: Henry all’Arsenal per due mesi


Lunedì 9 Gennaio sarà una data storica, che probabilmente rimarrà nei cuori dei tifosi gunners per molto tempo. Thierry Henry, il campione che per otto anni ha vestito la maglia dell’Arsenal, tornerà a giocare sui campi nel nord di Londra, grazie alla pausa della Mayor League americana (così come fece Beckham con il Milan), avendo firmato un contratto di due mesi. Cosa c’è di speciale in tutto ciò? Ora ve lo spiego…
La sua carriera inizia nel Monacò dove, non ancora maggiorenne, Henry inizia a far vedere le sue doti, anche grazie ad Arsene Wenger, tecnico dei monegaschi, che utilizza il giovane francese con buona continuità. Nella stagione 97/98, dopo aver vinto il titolo della League One, trascina i suoi compagni in semifinale di Champions con ben 7 reti e conclude una fantastica annata con il titolo di Campione del Mondo con la sua nazionale. Nel Gennaio del 1999 Titì lascia il Monacò per trasferirsi alla Juventus, bisognosa di sostituire Alessandro Del Piero, vittima di un grave infortunio. A Torino però il tecnico Ancelotti lo fa costantemente giocare fuori ruolo, impiegandolo in fascia e complice un difficile ambientamento al campionato italiano, Henry non riesce a ripetere le ottime prestazioni fornite in Francia. La stagione dopo Luciano Moggi compie forse il più grande errore della sua gestione, vendendolo all’Arsenal per circa 15 milioni. A Londra Titì ritrova il suo grande mentore, Wenger, ed esplode definitivamente! Con i gunners disputa otto stagioni, segnando moltissimi gol, diventando uno dei migliori attaccanti al mondo. La continuità è stata ciò che l’ha reso così amato e determinante nelle vittorie gunners; questa la successione di gol nelle varie stagioni: 26, 22, 32, 32, 39, 30, 33, 12. Numeri impressionanti, che ne fanno uno dei campioni più grandi che questo club abbia mai avuto. Con i gol sono arrivate anche le vittorie: 2 Premier, 3 F.A. Cup e 2 Community Shield, a cui si devono aggiungere i titoli personali come le due scarpe d’oro e le 4 classifiche dei cannonieri di vinte (di cui 3 consecutive).
Nel 2007 si trasferisce a Barcellona, andando a formare con Messi ed Eto’o un trio formidabile capace di segnare 72 gol nella Liga, record assoluto. Nel barça Henry raggiunge quei titoli internazionali che a livello di club gli mancavano, come la Champions ed il Mondiale per Club, nonostante la sua media realizzativa si abbassi notevolmente. Da due stagioni infine veste la maglia dei New York Red Bulls.
Il ritorno in quel di Londra è dunque un qualcosa di magico per chiunque in quegli anni abbia seguito il calcio inglese. Nel nuovo stadio, l’Emirates Stadium, gli è pure stata eretta una statua in suo onore, tanta è l’ammirazione e la gratitudine nei suoi confronti.
Vi lascio alle sue vecchie giocate, speranzoso di poterne vedere presto di nuove…




Mywo

lunedì 19 dicembre 2011

Pep e la sua banda, una filosofia vincente!


In spagna li chiamano “illegali”, ed effettivamente, a vedere come questo Barcellona si è sbarazzato del Santos di Neymar e Ganso, fresco vincitore della Copa Libertadores, si capisce il perché! Il Barça è campione del mondo per club, dopo il 4-0 rifilato ai brasiliani, in una partita a senso unico, giocata come fosse un allenamento, quando di fronte ti trovi una squadretta delle serie minori a farti da sparring partner.
Questo è il tredicesimo trofeo messo in bacheca da quando Guardiola, nel 2008, ha preso in mano la squadra catalana. Molti dicono che questo team vincerebbe anche senza allenatore; molti dicono che di gente come Xavi, Iniesta e Messi ne nasce uno ogni 50 anni, mentre qui ce ne sono tre contemporaneamente nello stesso team; molti dicono che la Liga è un campionato semplice, con due sole squadre. Tutto vero ma…
Pep Guardiola si è seduto per la prima volta sulla panchina del Barça A nella stagione 2008/09,  dopo averci giocato (e vinto) per diversi anni quando ancora faceva il calciatore; nel 2007 gli viene affidata la guida del Barcellona B, quello dei giovani, che gioca in Secuda Division. Dopo un solo anno alla guida della squadra riserve, il presidente Laporta, dovendo sostituire Frank Rijkaard decide di affidarsi al giovane Pep, conquistato dalla sua filosofia totalmente catalana, e da un profilo morale e umano invidiabile. Guardiola prende la guida del club trovandosi una squadra che nel quinquennio precedente aveva vinto tutto. Un team che aveva si al suo interno gente come Messi e Iniesta, ma anche con uno spogliatoio spezzato, con moltissimi giocatori senza più motivazioni. Il merito principale di Pep è stato quello di ripulire tutto ciò, attraverso cessioni illustri di campioni che non rientravano nel suo stile di gioco, ma nemmeno nel suo codice morale; sono così partiti i vari Ronaldinho, Deco, Eto’o, Henry e Yaya Tuore. L’altro grande merito è stato quello di valorizzare al massimo la “cantera”, luogo dove lui è nato e cresciuto calcisticamente, e da dove proveniva anche come esperienza da allenatore. Questo fattore, unito alla definitiva esplosione di Messi e Iniesta ha fatto si che il Barça vincesse 13 trofei in 3 anni sotto la sua gestione.
Il tiki-taka può piacere o non piacere, è uno stile di gioco particolare, porta il possesso palla all’esasperazione, è fatto di rallentamenti ed accelerate improvvise, lampi di genio, pressing altissimo con riconquista di palla praticamente immediata. Tutti partecipano all’azione, i difensori centrali giocano da centrocampisti, i terzini fanno le ali eppure in questi anni il Barça è sempre stata una delle squadre che ha subito meno gol al mondo. Tornando alla squadra in se, e ai meriti di Guardiola è curioso vedere come giovani provenienti dalla cantera siano stati preferiti a giocatori ben più affermati, facendo le fortune di questo club. È stato così che Piquè, cresciuto in catalogna e poi “scippato” da Ferguson, tornato al Barça è diventato titolare inamovibile, campione d’Europa e del Mondo con la sua nazionale oltre che con i blaugrana, formando col capitano (anche lui catalano) Puyol, una delle coppie difensive maggiormente complementari al mondo. È altresì curioso vedere come Pep abbia lanciato in un ruolo delicatissimo, come il mediano davanti alla difesa, il canterano Sergio Busquets, preferendolo ad uno dei centrocampisti più forti in assoluto in quel ruolo come Mascherano; oppure come Pedrito Rodriguez abbia scalzato e di fatto condannato alla cessione un certo Zlatan Ibrahimovic.
Gli unici nei che si possono trovare alla gestione Guardiola possono essere le scelte di mercato, spesso risultate clamorosamente errate. Il Barça ogni anno può permettersi uno/due colpi grossi; a differenza del Real, Pep ha sempre cercato di aggiungere pochi giocatori, ma che andassero a rinforzare nettamente la squadra. Non sempre c’è riuscito, anche se c’è da dire che gente come Piquè, Dani Alves, Villa, Sanchez e Fabregas sono state tutte sue idee, e ad oggi costituiscono buona parte dell’ossatura di questo team. Quando però ha cercato di inserire campioni che poco centravano con la filosofia di gioco catalana, ma che rappresentavano qualcosa di nuovo, magari permettendogli qualche variazione tattica, ha fallito. 70 ml per Ibrahimovic, 17 per Hleb, 17 per Caceres, addirittura 25 per Chygrynskiy sono stati tutti soldi buttati.
La verità è che questo Barça è una macchina perfetta, e riuscire ad aggiungere pezzi ad un qualcosa che funziona così bene non è assolutamente semplice. Un esempio di come andare sul sicuro però è rappresentato da Cesc Fabregas, arrivato, o meglio tornato a casa dopo anni passati a Londra, da capitano dell’Arsenal. Cesc si è inserito perfettamente negli schemi di Guardiola, perché ha il tiki taka nel sangue, gli sono bastati 35 minuti per segnare il suo primo gol, e nelle successive 4 partite ha continuato a ripetersi, neanche fosse un attaccante.
Guardiola in 3 anni da allenatore è già riuscito a vincere più di quanto non avesse fatto da calciatore, e la sua carriera in campo è stata tutt’altro che scialba. Giocando da mediano  nel suo Barça ha vinto 6 Lighe, 2 Coppe e 4 Supercoppe di Spagna, una Champions, 2 Supercoppe Europee e una Coppa delle Coppe più un Oro Olimpico con la sua nazionale. Da allenatore siamo già a 3 Lighe (tutte quelle a cui ha preso parte), una Coppa e 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions, 2 Mondiali per Club, e  2 Supercoppe europee.
Sinceramente non so chi riuscirà a fermare il cammino inarrestabile di questo Barcellona; qualcuno iniziava a dire che la squadra era appagata dalle recenti vittorie, loro hanno risposto bissando il successo del 2009, distruggendo il Santos e diventando nuovamente Campioni del Mondo per Club e annichilendo per l’ennesima volta il Real Madrid nel Classico, andando a vincere fuori casa 1-3 (Mourinho non sapendo più come giustificare le continue sconfitte negli scontri diretti ha deciso di affidarsi alla parola “Suerte”, dimenticandosi però che la sua squadra era passata in vantaggio dopo pochi secondi dall’inizio del match, grazie ad un regalo del portiere avversario, alla faccia della suerte…). Prima o poi tutto questo finirà, per ora però meglio continuare a godersi questo Barça, capace di battere tutto e tutti, e se non vi piace il tiki-taka potete pur sempre cambiare canale…

Mywo

venerdì 18 novembre 2011

L’Italvolley è campione del mondo!


L’impresa è di quelle da ricordare, e non solo perché ripetersi è sempre più difficile. L’italia è riuscita a bissare la vittoria dell’ultimo mondiale, nel 2007, disputando una grandissima World Cup, giocata tutta in crescendo, andando oltre i problemi e le difficoltà mostrate ai recenti europei.
Ma andiamo con ordine, partendo proprio dal mancato podio (quarto posto) agli europei di Italia/Serbia, giocati lo scorso mese. Le ragazze del ct Barbolini, arrivando quarte non solo non hanno centrato uno dei tre posti in palio per le Olipiadi di Londra 2012, ma hanno anche messo a rischio la partecipazione alla Wolrd Cup.
Ripescate (giustamente) grazie ad una Wild Card, si sono presentate al mondiale cariche, vogliose di dimostrare che il ciclo non era finito ma soprattutto decise a difendere il titolo vinto 4 anni prima con le unghie e con i denti. I però problemi sono sorti da subito, con l’infortunio dell’unico opposta di ruolo, Serena Ortolani, pochi giorni prima del via, ma questo non ha fermato le azzurre. Il cammino è stato (quasi) perfetto, con dieci vittorie su undici partite disputate. L’unica sconfitta stava per esserci fatale, ma le giapponesi sono riuscite, con una grandissima ultima gara (3-0 contro gli USA), a riportare l’Italia prima in solitaria.
La World Cup è appunto una manifestazione che si svolge con cadenza quadriennale, alla quale partecipano 12 squadre: il Giappone in quanto nazione ospitante (il torneo si svolge sempre lì), le prime 2 classificate dei tornei continentali, la vincitrice del torneo continentale africano più due Wild Card. La competizione è organizzata in un girone unico all’italiana, in cui tutte le squadre si sfidano con i palio in 3 punti, anche se le modalità di assegnazione sono particolari: 3 punti per la vittoria 3-0 e 3-1, due punti con vittoria al tie-break 3-2 e un punto se si viene sconfitti 2-3.
La classifica finale recita: Italia 28 p.; Stati Uniti e Cina 26; Giappone 24; Brasile 21; Germania 20; Serbia 18; Rep.Domenicana 12; Corea del Sud 11; Argentina 9; Algeria 3; Kenya 0.
Le artefici di questa grande impresa sono molteplici: Carolina Costagrande è stata insignita del titolo MVP del torneo, fondamentali sono state anche il capitano Eleonora Lo Bianco che, nel corso del torneo, ha sfondato il record di presenze di azzurro, e poi ancora le “anziane” Simona Gioli, Valentina Arrighetti al e Antonella Del Core; il libero Paola Croce, al rientro dopo l’infortunio e anche Lucia Bosetti, schierata per tutta la competizione nel ruolo di opposto, per sopperire alla mancanza della Ortolani, nonostante non fosse quello il suo ruolo.
Il merito va anche al ct Barbolini, che è riuscito a centrare il suo secondo mondiale consecutivo, nonché il pass per le Olimpiadi di Londra 2012, alle quali l’Italia si presenterà come una delle favorite.

Mywo

venerdì 21 ottobre 2011

Best goals of the year


Si avete letto bene, questo non è il solito video con i migliori gol della settimana, bensì quello che raccoglie tutte le azioni e le reti più belle della stagione 2010/11!
Ovviamente non starò qui a raccontarvele tutte, sono 75, da vivere tutte d’un fiato, una dopo l’altra con le telecronache originali accompagnate dalla musica di sottofondo. Il video dura 12 minuti ma ne vale la pena, in quanto vi troverete dentro tutti le reti più belle e spettacolari della passata stagione, dalla rovesciata di Rooney nel derby di Manchester, alla volè di Gareth Bale, il gol da centrocampo di Stankovic, le serpentine di Messi, il gol incredibile di Inzaghi al Barcellona ecc ecc...

Non mi resta che augurarvi una buona visione! 



Mywo

domenica 16 ottobre 2011

Prandelli e la sua rivoluzione


Dieci posizioni nel ranking FIFA (dal sedicesimo al decimo posto), primato nel girone per le qualificazioni a Euro 2012 e miglior difesa tra tutte le squadre europee. 
Questi sono alcuni dati che di per se dovrebbero già dare la dimensione di ciò, che in questo anno e mezzo, è riuscito a fare Cesare Prandelli. Ricordo a tutti le condizioni in cui il tecnico bresciano trovò questa nazionale: reduci da un mondiale penoso, senza nemmeno esser riusciti a passare il girone eliminatorio (non succedeva da 40 anni), con un gruppo sfaldato, senza idee e privo di prospettive. 
I meriti maggiori sono stati quelli di esser riuscito a trasmettere in brevissimo tempo lo spirito di squadra che ha sempre contraddistinto i suoi team, in particolare l’ultimo, la Fiorentina, senza dimenticare il Parma. Il reparto su cui si è lavorato maggiormente è senza dubbio il centrocampo, in quanto è da lì che è partita la rivoluzione prandelliana. Gli ultimi due tecnici, Donadoni e il Lippi bis, hanno entrambi puntato su moduli che prevedevano attaccanti esterni o ali offensive (4-3-3 e 4-2-3-1), il merito di Prandelli è stato quello di accorgersi come l’Italia sia , in questo momento, totalmente priva di giocatori d’attacco utili a sfruttare a dovere tali moduli. Cerci, Pepe, Giaccherini e Giovinco (che però allontanato dalla porta perde gran parte della sua forza) sono gli unici giocatori adatti, e rappresentano ben poca cosa, sia in quanto a spessore tecnico, sia per quanto riguarda l’esperienza internazionale e l’abitudine a giocare a grandi livelli. 
Di contro, l’offerta in quanto a centrocampisti che avessero determinate caratteristiche, sia tecniche, sia caratteriali e anche d’esperienza non mancava. Anzi in questi ultimi anni ci sono giocatori come Marchisio, Montolivo ed Aquilani che hanno finalmente fatto il definitivo salto di qualità e, affiancati da gente come Pirlo e De Rossi, hanno potuto esprimere tutto il loro valore. L’idea di gioco prandelliana è quella di una squadra che gestisca partita e possesso palla, giocando con un 4-3-1-2 senza un vero e proprio trequartista ma con tutti centrocampisti abili nel palleggio e capaci ad inserirsi per diventare pericolosi in zona gol. Con questo modo di giocare si è fermata la Germania in casa loro e soprattutto si è battuta la Spagna campione di tutto in una partita (io c’ero!) in cui l’Italia ha dimostrato di potersela giocare alla pari con chiunque. 
Come dicevo in precedenza, gli azzurri con due soli gol subiti, hanno la miglior difesa in assoluto tra tutte le squadre che hanno partecipato alle qualificazioni per l’europeo. La fragilità del reparto arretrato era stato uno dei grossi problemi al mondiale, mentre Prandelli nonostante abbia cambiato pochissimi effettivi, è riuscito a ridare la giusta stabilità. Tutto ciò è stato possibile anche grazie alla rivoluzione nel modulo e nei giocatori: paradossalmente un centrocampo senza mediani puri è riuscito a dare compattezza a tutta la squadra, rendendo la difesa molto meno esposta, garantendo un maggiore possesso palla e facendo di fatto calare le occasioni concesse agli avversari. La squadra è riuscita sempre a rimanere corta, le transizioni difensive sono state rapide in quanto l’apporto dei centrocampisti è stato immediato, essendo tutti quanti molto duttili e dinamici. Oltre a quelli già citati, Prandelli ha dato fiducia a Nocerino e Mauri, entrambi preziosi e perfettamente adattabili a questo tipo di gioco, oltre che a Thiago Motta del quale, a mio avviso, si potrà tranquillamente fare a meno, in quanto troppo lento e compassato.
L’attacco ha anch’esso subito diverse variazioni, più che nei giocatori, nel tipo e nella concezione del ruolo. Le prime punte alla Luca Toni sono state semi bandite, sostituite da giocatori completi, spesso veloci, abili nell’uno contro uno, giocatori moderni. Il tandem preferito dal tecnico di Orzinuovi è Cassano – Rossi: entrambi sotto il metro e settantacinque, non sono di certo una coppia di corazzieri eppure si integrano molto bene, e hanno la giusta esperienza anche internazionale. Ad essi va affiancato Pazzini, forse l’unica vera prima punta che Prandelli ha sempre chiamato, in quanto attaccante moderno, capace di svariare su tutto il fronte d’attacco; Giovinco che ha iniziato alla grande il campionato e Balotelli che rimane pur sempre un incognita e molto dipenderà da quello che sarà in grado di dimostrare, con la maglia del City, nel corso della stagione. C’è con tutta probabilità ancora un posto vacante e sarà ovviamente la stagione a determinare chi ne sarà il possessore, con i vari Matri, Quagliarella, Borriello senza dimenticare, come detto da Prandelli in una recente intervista, anche Totti, Di Natale e Del Piero. 
Questa nuova Italia può finalmente guarda agli europei che si svolgeranno in estate con rinnovato ottimismo, conscia che nazioni come Olanda, Spagna e Germania rimangono pur sempre favorite, ma noi abbiamo ritrovato un gruppo unito, compatto e capace di giocarsela con chiunque, e il merito è principalmente di Prandelli.


Mywo

domenica 2 ottobre 2011

Best goal of the week #18


Le reti scelte questa settimana sono particolarmente belle e spettacolari quindi vi invito a vedere il video perché merita.  Si inizia dal tacco stile kung-fu di Varane, il difensore francese voluto da Mourinho nel suo Real, decide di segnare il suo primo gol con la camiseta blanca in modo tutt’altro che banale! Avanzando troviamo lo slalom di Nani, sempre più forte e decisivo con la maglia dello United. Burdujan invece ha deciso di togliere le ragnatele sotto il sette, con un tiro che rasenta la perfezione; restando in tema, in perfetto stile è anche la rovesciata di Roger, che ricorda quella di Rooney dello scorso anno nel derby col City. Un gol che merita di esser rivisto interamente è quello di Cristiano Ronaldo: l’azione del Real parte dalla propria area ed è un contropiede praticamente perfetto; con 7 passaggi di prima gli uomini di Mou percorrono tutto il campo a velocità supersonica arrivando in rete. Joona Toivio invece deve essersi studiato per bene le punizioni di Juninho Pernambucano, visto che ne esegue una identica e perfettamente riuscita. Infine c’è da segnalare un gol che entrerà di diritto nel libro dei record: si tratta della rete segnata da Jone Samuelsen, un normalissimo colpo di testa, effettuato però da dietro la propria metà campo!

1) Rapahel Varane (Real Madrid)
2) Nani (Manchester United)
3) Lucian Burdujan (Odessa)
4) Roger (Ceara)
5) Cristiano Ronaldo (Real Madrid)
6) Joona Toivio (Djurgardens)
7) Lisandro Lopez (Arsenal Sarandi)
8) Jone Samuelsen (Grenland)
9) Gomis (Lione)
10) Wolfswinkel (Sporting CP)

Buona visione



Mywo