domenica 16 ottobre 2011

SPECIALE – The Alan Parsons Project (Parte 1)

Abbiamo recentemente parlato dell’ultimo lavoro dei Dream Theater. Restiamo in tema e parliamo di progressive. Un movimento che raggiunge il suo apice negli anni ’70 ma che, a differenza di svariati altri movimenti musicali, può contare svariati ottimi esponenti anche ai giorni nostri. Le sonorità “progressive”, si sviluppano in brani articolati, complicati, tecnicamente ineccepibili, con molte variazioni e, cosa che molti faticano ancora oggi a ingoiare, sovente in tempi dispari. In moltissimi casi, da parte degli artisti, vi è un completo rigetto della forma canzone: la formula “strofa+ritornello+solo” diviene per molti quasi un eresia. Gli artisti se ne allontanano nella direzione opposta e scrivono canzoni, spesso, di lunghissima durata e, altrettanto spesso, completamente estranee al concetto di easy-listening. Il progressive ha dimostrato negli anni di sapersi adattare ai tempi e ai cambiamenti di sonorità, riuscendo a non passare mai di moda. Potremmo iniziare ascoltando il rock progressivo dei Pink Floyd dei ’70, passare poi a quello dei Marillion negli ’80 e continuare con le band progressive rock e metal dei ’90 (Arena, Dream Theater, Pagan’s Mind, Pain Of Salvation, Opeth e moltissime altre) che, imparata la lezione dei maestri, la proiettano nel nuovo millennio. Anche l’Italia può vantare meravigliosi esempi di musica progressiva: un nome su tutti, la PFM. Insomma, tra ieri e oggi, di progressive ce n’è davvero per tutti i palati. Anche per soddisfare i gusti di chi, proprio, non sa rinunciare a nulla. Vorrei parlare di due progetti che corrispondono a quanto appena detto (uno del passato, l’altro più recente) in due Speciali consecutivi.

Cominciamo con il più datato dei due progetti. Gli Alan Parsons Project, sono stati un progetto musicale che, a mio avviso, incarnava tutta la varietà stilistica dei tempi in cui nacque. Se è pur vero che la qualità della sua musica, alla lunga, faticò a reggere il passare degli anni, il Project si distinse sempre dalla massa. Il pionieristico uso di determinati effetti e di tecniche di produzione, unitamente all’abilità compositiva ed esecutiva dei musicisti, li rese unici.


Il progetto musicale nasce dall’incontro tra Alan Parsons, ingegnere del suono alla celeberrima EMI di Abbey Road (dove collaborò alla registrazione del disco Abbey Road dei Beatles e al celebre The dark side of the moon dei Pink Floyd), e Eric Woolfson, di professione avvocato, pianista a tempo perso e, poi, manager di Parsons. La storia del progetto, in realtà, è tutta qui. Almeno fino allo scioglimento. Forse fu la differenza di background musicale dei due, forse fu il clima di fermento artistico tipico della Londra di quegli anni. Fatto sta che Parsons e Woolfson si dedicarono alla composizione di musica nuova, tipicamente progressiva e sperimentale, ma anche sinfonica e orchestrale. L’orchestra è supportata da validi session-men di tradizione rock. Dietro al microfono si avvicendano sempre ottimi cantanti, alcuni dei quali molto noti come John Miles, tra cui lo stesso Woolfson. Altro fattore assai interessante che caratterizza gli album del duo britannico è la formula del concept album. Tutti i loro dischi contengono canzoni legate tra loro, in termini di tematiche. Sebbene il concept album sia già ai tempi una formula collaudata, i due la utilizzano assiduamente e in tutte le sue forme, spaziando tra i più svariati argomenti. Gli Alan Parsons Project sono quindi poliedrici sotto ogni aspetto. Sono in grado di accontentare quasi ogni ascoltatore di musica rock progressiva: qualità nella composizione, tematiche interessanti, canzoni che emanano energia e emozionalità, molte variazioni (che però mai pregiudicano l’orecchiabilità dei brani), sonorità settantiane e classiche amalgamate alla perfezione. La tecnica, ottima anche se probabilmente inferiore rispetto a quella dei campioni del periodo, c’è ed è li per chi voglia curarsene. In alcuni casi, vi è perfino un ritorno alla forma canzone. Un rock progressivo a tutto tondo. Negli anni ’80, il Project cambia genere dedicandosi a un rock decisamente più commerciale (anche se pur sempre di elevata qualità), perdendo in parte il lato prog ma guadagnandoci in notorietà. Un ritorno alle sonorità originarie si ha solo nel 1987, con l’album Gaudi, ispirato alla vita del celebre architetto catalano. Nel 1990, i due scrivono il pomo della discordia: l’album Freudiana. Le canzoni del disco furono oggetto di controversia riguardo l’uso che se ne doveva fare. Parsons propendeva per pubblicarle in forma di album mentre Woolfson desiderava farne un musical. Questo contrasto portò i due alla separazione. Alan Parsons proseguì con una buona carriera solista (fatta di album e di esibizioni live) mentre Woolfson si dedicò attivamente ai musical, dapprima con il già citato Freudiana, quindi con altri progetti più o meno ispirati ai suoi trascorsi nel Project, fino alla sua morte, avvenuta nel 2009 (NdA: parecchio in sordina per altro) a causa di un tumore. Vediamo, quindi, quali sono i dischi più interessanti della fase prog della discografia degli Alan Parsons Project.
                               
Tales of mistery and imagination (1976)

Il primo lavoro del duo è un disco che trae ispirazione da alcuni racconti del grande autore horror americano Edgar Allan Poe. Le atmosfere sono tetre, in alcuni casi addirittura folli, e ben rispecchiano il tono degli oscuri scritti di Poe. Chi ha letto le sue opere farà ancora meno fatica a immergersi nella musica che il Project ci propone. The raven, se non ricordo male il primo brano della storia a utilizzare il vocoder (filtro digitale per voce oggi abusato nel pop da classifica), è un meraviglioso esempio dello stile Alan Parsons Project. Si prosegue con un serie di perle musicali, perfettamente in linea con i temi del concept quali The tell-tale heart (le linee vocali sono quelle di un folle, quale è il protagonista del racconto ominimo), (The system of) Doctor Tarr and Professor Fether e The cask of Amontillado che, a parere di chi scrive, si candida a miglior brano dell’album. Una canzone che incanta con le sue meravigliose melodie sulle quali la splendida voce di John Miles pianifica il crudele omicidio dell’odiato Fortunato: ne scaturisce un’atmosfera di freddezza omicida davvero da brividi. Un album grandioso con passaggi da pelle d’oca.

I Robot (1977)

Il secondo lavoro giunge appena un anno dopo il predecessore ma, di esso, quasi non reca traccia. Le atmosfere sono completamente differenti, benchè lo stile sia sempre lo stesso e ben riconoscibile. Come è intuibile, l’ispirazione per il concept è il romanzo di Isaac Asimov Io, Robot. Il numero dei pezzi strumentali è elevato e nuovamente le sonorità ricalcano perfettamente il tema del concept. Tra i brani più interessanti non si possono non citare I Robot, Genesis CH.1 V.32 o le belle I wouldn’t want to be like you e le magnifiche The voice e Some other time. Disco dalle atmosfere (manco a dirlo) “robotiche”. Interessante e molto godibile anche se, a parere di chi scrive, inferiore al precedente, apre però la strada ad alcuni dei migliori lavori del duo.



(continua…)
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venerdì 14 ottobre 2011

La differenza tra me e te è il nuovo singolo di Tiziano Ferro

Il ritorno di Tiziano Ferro è uno dei più attesi dell'anno (così come quello di Laura Pausini), soprattutto dopo l'outing di circa un anno fa. L'attesa è però finita visto che da oggi è in rotazione radiofonica La differenza tra me e te, che anticipa il quinto album di inediti del cantautore di Latina, dal titolo L'amore è una cosa semplice e in uscita verso fine novembre su etichetta Emi Music. Il nuovo album è stato registrato a Los Angeles (in registrazione la versione spagnola) e si vocifera di collaborazioni importanti con Irene Grandi e Nesli.
Ma veniamo al brano: Tiziano Ferro non tradisce il suo passato mantenendo il suo stile inconfondibile e proponendo una ballata che parla d'amore. Ritmo e melodia quindi, così come da tradizione per Ferro, in una canzone di sicuro appeal sul grande pubblico e sulle radio.
Il testo racconta le differenze che possono dividere due persone, i modi diversi di affrontare la vita e le situazioni che ci propone, azzerate però da un sorriso e dall'amore.

Siamo ora in grado di farvi ascoltare La differenza tra me e te, accompagnata da un video del backstage della registrazione del brano, rilasciato oggi sul canale ufficiale VEVO di Tiziano Ferro:


La differenza tra me e te non l' ho capita fino in fondo veramente bene
Me e te
Uno dei due sa farsi male l'altro meno
Però, me e te, beh
Quasi una negazione.

Io mi perdo nei dettagli, nei disordini, tu no
E temo il tuo passato e il mio passato ma tu no
Me e te
E' così chiaro
Sembra difficile

La mia vita mi fa perdere il sonno sempre
Mi fa capire che è evidente la differenza tra me e te
Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè

La differenza tra me e te
Tu come stai, bene, io come sto, boh.. e..
Me e te
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è
E penso sia un errore

Io ho due o tre certezze, una pinta e qualche amico
Tu hai molte domande, alcune pessime, lo dico
Me e te
Elementare
Non volere andare via

La mia vita mi fa perdere il sonno sempre
Mi fa capire che è evidente la differenza tra me e te
Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè

E se la mia vita ogni tanto azzerasse
L'inutilità di queste insicurezze non te lo direi
Ma se un bel giorno affacciandomi alla vita tutta la tristezza fosse già finita
Io Verrei da te.

Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè

La differenza tra me e te
Tu come stai, bene, io come sto, boh.. e..
Me e te
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è
E penso sia bellissimo, penso sia bellissimo

D9P

giovedì 13 ottobre 2011

Arriva Batman: Arkham City


Quando nel 2009 gli sviluppatori di Rocksteady Studios e i distributori di Eidos Interactive lanciarono sul mercato Batman: Arkham Asylum, nessuno era davvero pronto per un videogioco di quel calibro. Un gioco su un supereroe famoso che non fosse il mediocre tie-in di un blockbuster hollywoodiano, che fosse graficamente molto bello e dettagliato, dal gameplay variegato e avvincente, dalla longevità e dal carisma imponenti, non avrebbe potuto che riscuotere un trionfale successo, e così è stato. Da pressoché tutti i recensori sono fioccati voti altissimi (Metacritic riporta una valutazione media di 91/100 per le versioni PC e Playstation 3 e di 92/100 per quella Xbox360), il Guinness World Records lo ha eletto “Most Critically Acclaimed Superhero Game Ever” e le vendite del gioco sono stimate tra i quattro e i cinque milioni di copie.
Com’era lecito aspettarsi, dopo poco più di due anni di lavoro i Rocksteady stanno per tentare di bissare il successo con il loro nuovo Batman: Arkham City. Vista la gran quantità di informazioni sul gioco che gli sviluppatori hanno divulgato negli ultimi mesi, vi proponiamo un comodo riassunto di tutto quello che si sa a oggi.

Il gioco

Batman: Arkham City è sviluppato sempre dai Rocksteady Studios, mentre la distribuzione è passata alla Warner Bros. Interactive Entertainment per America ed Europa e alla Square Enix per il Giappone. Il gioco uscirà per Playstation 3 e Xbox360 il 18 ottobre nel nord America, il 21 ottobre in Europa e il 23 novembre in Giappone, mentre la versione pc è prevista per novembre (la data esatta è al momento ancora imprecisata) e quella per la ventura console Wii U dovrà aspettare il 2012. La trama del gioco, comprensiva di storia, missioni e dialoghi, è opera dello scrittore e produttore statunitense Paul Dini, già autore di quella di Arkham Asylum, storico sceneggiatore di molte serie animate supereroistiche Warner/DC Comics (tra cui Batman: The Animated Series e Superman: The Animated Series) e di numerosi fumetti dello stesso genere, nonché co-sceneggiatore di Transformers, Animaniacs e Lost. Batman: Arkham City, come il suo predecessore, si basa sul motore grafico Unreal Engine 3 e sulla piattaforma di distribuzione e aggiornamento online Games for Windows Live.

Il gameplay

E’ sostanzialmente lo stesso di AA: anche in AC Batman affronterà i cattivi in un connubio di azione e stealth, ovvero un po’ con le buone vecchie scazzottate e un po’ muovendosi nell’ombra e sopraffacendo i nemici con mosse o gadget silenziosi. L’uomo-pipistrello potrà esplorare l’intero nuovo supercarcere Arkham City (una sezione della città di Gotham adibita al contenimento dei criminali, lo stesso spunto del film 1999: Fuga da New York), la cui ampiezza è stata valutata cinque volte più grande dell’ambientazione del gioco precedente. Batman può arrampicarsi sui palazzi con un comodo rampino, per poi planare giù grazie al suo mantello, magari atterrando sulla nuca di un ignaro scagnozzo. Le arti marziali di Batman conferivano ai pestaggi di AA una grazia quasi artistica, e i Rocksteady dicono di averle migliorate e arricchite ulteriormente. Le varie aree della città offriranno missioni e sfide peculiari al giocatore: nei complessi di edifici, come per esempio la zona industriale, si può essere insediato un boss che dovremo raggiungere e sconfiggere facendoci prima largo tra orde di sgherri ed enigmi da risolvere, ma anche per le strade e in luoghi più piccoli si possono celare missioni secondarie ed eventi particolari. La “modalità detective” vista nel primo episodio torna in veste rinnovata: quando Batman la attiva spariscono gli indicatori a schermo, come la mappa, per meglio differenziarla dal gioco normale; l’art director David Hego l’ha descritta come “augmented reality mode”. In aggiunta allo Story Mode, quello standard, il giocatore potrà cimentarsi con la modalità Game Plus, sbloccabile finendo il gioco a difficoltà normale o elevata: sostanzialmente si tratta di una versione ancora più ardua del gioco, con nemici più forti e boss più difficili da sconfiggere, ma con tutti i gadget e i bonus a disposizione di Batman fin da subito. Il Challenge Mode, già presente in AA, proporrà ancora singoli scontri a tempo con classifiche di punteggi online, ma con l’aggiunta di modificatori particolari per variare le sfide: aumento della difficoltà, blocco dei gadget, ecc.

Trama e personaggi

Al momento si sa ancora poco della trama principale di AC. Il malvagio chirurgo Hugo Strange ha fatto rapire Bruce Wayne, il ricchissimo alter ego di Batman, e lo ha fatto imprigionare all’interno di Arkham City, probabilmente come ingranaggio di un disegno criminale più grande; Bruce, che non è certo uno sprovveduto, comincerà a indagare sulla situazione e scoprirà che il supercarcere è in realtà dominato dai detenuti che dovrebbe confinare o rieducare. Alla breve lista degli amici e dei collaboratori di Batman, ovvero il commissario Gordon, il direttore del manicomio Quincy Sharp, il sidekick Robin/Nightwing (sbloccabile in futuro con un dlc, acronimo di downloadable content, ovvero piccola espansione spesso a pagamento), Catwoman (che a quanto pare sostituirà Batman in alcune sessioni di gioco) e il maggiordomo Alfred si contrappone quella davvero nutrita di cattivi. Tornano l’immancabile Joker e la sua spalla Harley Quinn, il cervellotico Enigmista, la seducente Poison Ivy, l’energumeno Bane e il folle Zsasz, e compaiono gli altrettanto famosi Hugo Strange, Due Facce, il Pinguino, Mr. Freeze, Talia al Ghul, il Cappellaio Matto, Deadshot, Jack Ryder alias Creeper, Calendar Man, Solomon Grundy e altri ancora tenuti segreti.

Dettagli vari
AC supporterà il 3D stereoscopico e anaglifico su pc e console, a patto naturalmente di possedere uno schermo HDTV e di indossare gli appositi occhialini. Batman potrà indossare sei diversi costumi, o skin, a seconda di dove si acquista la propria copia del gioco, anche se probabilmente verranno tutti inclusi in una futura edizione omnicomprensiva, come l’eventuale “Game of the Year Edition” che per esempio AA ha avuto. La collector’s edition di AC conterrà, ovviamente oltre al gioco, una statuetta di Batman, il film d’animazione Batman: Gotham Knight, un art book, una mappa e una skin bonus e un codice con cui scaricare l’album digitale con la colonna sonora del gioco. Quest’ultima contiene brani firmati da Serj Tankian dei System of a Down, The Damned Things e altre band più o meno famose.

I primi voti

Mancano pochi giorni all’uscita del gioco e alcune riviste specializzate sono già riuscite a sviscerarlo e recensirlo. I tedeschi di “Play 3” lo hanno premiato con un 97/100, mentre “Playstation Official Magazine Australia” e “Game Informer” gli hanno conferito addirittura il punteggio pieno, 100/100. Le aspettative verso Batman: Arkham City sono altissime, e siamo sicuri che assurgerà a nuova pietra miliare del suo genere.

Qui potete vedere la prima ora del gioco, a vostro rischio e pericolo di spoiler!
Lor

mercoledì 12 ottobre 2011

Recensione FIFA 12 per PS3, X-Box 360 e Wii

E anche quest'anno Electronics Arts si è data da fare e ha sfornato un ottimo prodotto per tutti gli amanti del calcio.
Si può parlare di FIFA 12 come della più grande rivoluzione da quando il gioco è passato su console HD. Giocatori, preparatevi a un approccio alla partita molto diverso rispetto alla passata versione.
Elenchiamo qui sotto i pro e le novità:
- elementi in stile gioco di ruolo: si potrà salire di livello con determinate azioni, vincendo partite ecc.;
- visualizzazione dei progressi dei propri amici con classifiche annesse;
- innumerevoli licenze (tra cui finalmente TUTTA la Serie A e il nuovo Juventus Stadium);
- nuove animazioni di inizio e fine partita e nuovi highlights per enfatizzare di più il match;
- menù ordinato, poco dispersivo;
- colonna sonora varia e ottima per intrattenere il giocatore tra una partita e l'altra;
- nuovi dribbling e infortuni, movimenti sempre più vicini alla realtà, miglioramento degli scontri fisici (Player Impact Engine);
- Tactical Defending: un nuovo modo per difendere che dona a chi attacca più libertà di pensiero e annulla il pressing. Il giocatore in difesa dev'essere pronto ad approfittare dell'errore dell'avversario e trovarsi col personaggio giusto al momento giusto;
- online pieno di modalità e di giocatori con hub in grado di raccogliere tutte le informazioni del giocatore e del mondo (calcistico) che lo circonda;
- lunghissima modalità carriera;
- Pro Player ancora più profondo e immersivo legato ad una modalità 11vs11 perfezionata;
- Pro Intelligence Player: intelligenza artificiale ancora più attenta a non commettere errori sia in attacco (fuorigioco) che in difesa (contrastare i calciatori più forti);
- Ultimate Team presente all'uscita del gioco;
- Creation Centre per creare tornei, squadre, modificare giocatori e utilizzare immagini personalizzate.
E adesso i (pochi) difetti:
- il nuovo modo di difendere potrà non piacere a molti "puristi" amanti del catenaccio e del pressing. Non è facile da assimilare e ci vuole del tempo ma fortunatamente chi vuole può selezionare nelle impostazioni "difesa tradizionale" e giocare come in passato.
- le nuove animazioni, nonostante rasentino in determinati casi la perfezione nei dettagli possono  rendersi soggetti di strani avvenimenti come giocatori incastrati tra di loro e simili, non proprio un bello spettacolo quando accade (e accade molte più volte che nei precedenti FIFA).
- velocità di gioco in media troppo lenta.

In poche parole FIFA 12 è quel gioco capace di intrattenere egregiamente gli amanti del calcio per un anno intero grazie alle decine di modalità online ed offline e con un comparto tecnico di alto valore. L'unica pecca dei videogame di nuova generazione è questa tendenza sempre più accentuata verso la simulazione e la ricerca di cambiamenti stravolgenti, dimendicandosi molto spesso dell'arcade e della semplice voglia di una partita veloce anche da parte dei giocatori più incalliti. Ma forse la mia è solo una romantica digressione verso i tempi (e i giochi) che furono.
 Adesso c'è FIFA 12 in tutto il suo splendore, il prossimo anno vedremo se la EA riuscirà ancora una volta a stupirci.
 Let's Fifa!
Lares

Puntuale con le versioni per le console di nuova generazione, FIFA 12 approda anche su Wii, con il solito adattamento alle potenzialità della console Nintendo. Per chi non lo sapesse, i vari FIFA che si sono susseguiti negli ultimi anni (precisamente dal 2009) su Wii non sono mai stati minimamente vicini o paragonabili alle versioni per PS3/X-Box 360. Si è sempre trattato di un gioco più semplice, dedicato a tutti e dalla grafica precaria e fumettosa, risalente a quella che era l’estetica della PS2. Ogni anno però, un qualcosa è sempre stato cambiato, dai comandi alle nuove modalità di gioco, così da giustificare un acquisto oneroso da parte dei giocatori.
Il risultato di FIFA 12 invece è a dir poco scandaloso: l’unico cambiamento rispetto alla versione 2011 è il menu iniziale che rappresenta una città e i cui quartieri sono i link alle varie modalità, già viste e riviste negli ultimi anni. Stessa grafica, stessi stadi (assente lo Juventus Stadium), stessi comandi di gioco, stessi problemi. E un altro elemento negativo è l’estetica dei giocatori saliti alla ribalta perché acquistati da grandi club, e che quindi meriterebbero di essere realizzati fedelmente: niente di tutto ciò è presente. I giocatori non somigliano minimamente agli originali, se non quei pochi già curati l’anno scorso.
Ma il difetto maggiore di questo titolo è l’eliminazione, rispetto a FIFA 11, della modalità online, la più sfruttata sul lungo periodo. Qualcuno spieghi che senso può avere una mossa del genere, che dimezza drasticamente la longevità del gioco.
Non c’è assolutamente niente che possa giustificare i 50 € del costo di questo gioco, se non la fedeltà a un titolo che raramente ha tradito e la piacevolezza di avere le rose aggiornate.

Bocciatissimo.



D9P

Il primo trailer completo dei Vendicatori: The Avengers


Un potere sconosciuto devasta le strade di Manhattan, scagliando in aria macchine e persone come fantocci. Un dio creduto morto dichiara che l’umanità è nata per essere schiava, facendo suo un artefatto che già in mano a un mero mortale ha quasi annientato l’umanità. Un potere pressoché inarrestabile si è scatenato, ma qualcuno è disposto a tutto per proteggere chi non ha i mezzi per farlo da solo: il possente Thor, dio del tono asgardiano, Iron Man, controverso eroe-miliardario in armatura, Capitan America, supersoldato riemerso dalla seconda guerra mondiale, la Vedova Nera, implacabile agente segreta ex-KGB, Occhio di Falco, il più micidiale cecchino al mondo, e Hulk, l’inarrestabile colosso di giada, uniranno le forze sotto la guida di Nick Fury, direttore dell’agenzia segreta nota come S.H.I.E.L.D., per affrontare un minaccia che nessuno di essi, da solo, potrebbe affrontare.
Il targato Marvel, The Avengers (in italiano I Vendicatori), che approderà al cinema il prossimo Maggio, sarà il punto d’incontro di altri cinque film (L'incredibile Hulk, Iron Man, Iron Man 2, Thor e Captain America: il primo vendicatore), riunendo gli eroi di casa Marvel in un’avventura epica estremamente ambiziosa, che negli intenti della casa di produzione dovrebbe arrivare a contare qualcosa come dodici film complessivi, tra seguiti e spin-off.
Il cast del film vanta pezzi da novanta come Samuel L. Jackson, Chris Evans, Chris Hemsworth, Robert Downey Jr, Gwyneth Paltrow, Jeremy Renner, Scarlet Johansson, Cobie Smoulder, Natalie Portman e Anthony Hopkins, portando sul grande schermo la più possente squadra di eroi dei fumetti di Stan Lee e soci.
La regia del film sarà curata da Joss Whedon, e da oggi è finalmente disponibile il primo trailer: il nemico che i Vendicatori dovranno affrontare sarà il temibile Loki (l'azzeccatissimo Tom Hiddleston), ma stando a qualche indiscrezione è probabile che questi si affiderà a qualche ex nemico dei compagni di squadra del suo fratellastro Thor, come ad esempio il temibile Whipslash (Mickey Rourke) o il possente  Abominio (Tim Roth), ma qui si entra nel campo minato delle speculazioni.
I fan della serie e del brand non vorranno attendere oltre: ecco a tutti voi il primo trailer de The Avengers!




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sabato 8 ottobre 2011

L'evoluzione di Marco Mengoni è Solo 2.0

Parlando di Marco Mengoni, è necessario premettere che qualsiasi canzone inedita lui canti, ci sarà sempre il critico di turno che parlerà di talento sprecato. Siamo di fronte a un talento talmente importante che sarà sempre molto difficile trovare un genere o un brano che possa accontentare tutti, o quasi.
Detto questo, a poco più di un anno dall'uscita di Re matto, primo EP di inediti che conteneva la hit sanremese Credimi ancora, il vincitore della terza edizione di X-Factor torna con Solo 2.0, primo vero album contenente dodici inediti.

Abbiamo già parlato del primo singolo e prima traccia del disco, Solo (vuelta al ruedo), e la prima impressione era stata ottima. La conferma arriva anche dal resto degli inediti che compongono Solo 2.0: un interessante mix di rock-pop e lenti da pelle d'oca, che spaziano dai più banali temi amorosi (l'addio, l'elaborazione della perdita, etc.) fino ad argomenti più frivoli, che richiamano il "re matto" che è in Mengoni.
Del primo gruppo di canzoni fa sicuramente parte Un gioco sporco, la traccia n°2, che vede Marco duettare con i Cluster, gruppo vocale reduce anch'esso da X-Factor, senza però rinunciare agli strumenti musicali. Come questa canzone, anche Searching inizia in sordina e mano a mano cresce arrivando a un ritornello rockeggiante, con un profumo generale che sa tanto di Elisa: qui Mengoni canta in inglese donando al disco un'apertura internazionale da non trascurare. Le tracce successive, Uranio 22 e Come ti senti, mantengono un buon ritmo ed energia: quest'ultima risulta particolare perchè racchiude nel testo le critiche e le domande rivolte a Mengoni nel corso di questi anni ("Sarà gay o non sarà gay?""Perchè non fate canzoni più orecchiabili?""Eri un bambino ciccione o dicono il falso?""Se vieni da un talent non puoi avere ideali!") e ricorda vagamente nelle intenzioni la Benzina ogoshi dei Subsonica. Tra i brani più movimentati e spensierati credo che le migliori siano Un finale diverso, che sviluppa tutte le qualità vocali di Marco, e Mangialanima, scritte rispettivamente di Neffa e Dente.
Dall'andamento rock ma con un testo un po' più serioso è Dall'inferno, uno dei migliori brani in assoluto del disco per la sua intensità e la melodia vocale perfettamente integrata con la musica.
Ma dove Marco Mengoni dà il meglio di sè è sui lenti, quasi tutti piano e voce: a parte L'equilibrista, comunque un brano gradevole, Tonight e Tanto il resto cambia sono indubbiamente le tracce più riuscite di Solo 2.0, insieme al primo singolo. In Tonight ci si rituffa nell'inglese e l'ingrediente in più di questa canzone sono i violini che accompagnati dal pianoforte e dalla voce di Marco creano un'atmosfera unica. Infine, quella che reputo la miglior canzone dell'album, Tanto il resto cambia: sarò troppo romantico io, però la melodia di questo brano regala un'emozione difficilmente riscontrabile, soprattutto nella musica italiana. Il testo è un grido disperato di un uomo che si chiede cosa fare dopo esser stato lasciato e come affrontare il futuro e le cose che cambiano.
"tutto quanto fermo a te
tanto il resto cambia..
vivrò ma non vivrò mai"


Chiude il disco un bolero di Solo in strumentale, inutile quanto la ghost track (a 4 minuti e 10 secondi dell'ultima traccia).
Siamo di fronte a una netta evoluzione musicale di Marco Mengoni che dimostra maturità rispetto a Re matto e perde quella "follia" che rischiava di stufare. Inoltre sembra aver inquadrato un certo genere o una certa linea da seguire, dimostrato dalla maggiore uniformità e coerenza tra le canzoni presenti nel disco.
Vorrei concludere con un appunto: trovo abbastanza assurdo che per un artista di cui si parla tanto per una presunta omosessualità si sia scelta una comunicazione così "ambigua". La copertina dell'album e l'esibizione a Star Academy dimostrano perfettamente quanto intendo dire: tutta questa abbronzatura e tutte queste mani maschili addosso restringono un po' troppo il target a cui ci si vuole rivolgere. Per carità, probabilmente queste scelte funzioneranno comunque, però avrei preferito una comunicazione meno aggressiva, rivolta a tutti e che desse meno adito a chiacchiere inutili.

D9P

lunedì 3 ottobre 2011

Listening to… #1

Dream Theater – A Dramatic Turn of Events
Finora s’è parlato di dischi più o meno datati. Con questo articolo inauguriamo una, spero lunga, serie di recensioni dedicate a opere musicali nuove. Vorrei strutturare questi articoli sfruttando il “track by track”: ascoltando cioè il disco dando impressioni sulle singole tracce in tempo reale. Tali pareri saranno seguiti quindi da un “giudizio a freddo”, maturato invece dopo ripetuti ascolti. Spero in questo modo di dare un giudizio completo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche riguardo la longevità del lavoro.
Il primo disco che tratteremo è A dramatic turn of events, ultima fatica degli statunitensi Dream Theater, probabilmente l’unica band progressive metal che possa davvero vantare una fama e un successo planetari. I nostri, reduci da un travagliato divorzio con il batterista e membro fondatore Mike Portnoy, erano attesi al varco. Se in molti attendevano con ansia il nuovo lavoro, anche per poter verificare l’effettivo apporto artistico del sostituto di Portnoy, il grande Mike Mangini, in molti altri paiono aver ormai perso le speranze di poter vedere nuovamente i Dream Theater nello stato di grazia in cui si trovavano a inizio anni ’90. Le recenti vicissitudini, gestite dal gruppo e da Portnoy alla stregua di una vera telenovela, non incoraggiano certo i detrattori a cambiare idea. Il sottoscritto non è uno sfegatato della band, lo confesso. Il mio giudizio sull’album, quindi, non terrà conto dell’ingombrante passato del quintetto. Mi baserò solo sulle mie personali impressioni. Procediamo con l’ascolto.


On the backs of angels (08:42 min)
Pezzo prog metal abbastanza classico. Inizio lento con un piacevolissimo arpeggio di chitarra (rigorosamente in tempi dispari). I primi interventi di chitarra elettrica hanno sonorità che ricordano qualcosa degli Ayreon meno effettati. D’un tratto il brano si apre maestosamente e si nota immediatamente come le tastiere di Jordan Rudess la facciano da padrone. Altra cosa che si nota subito è il notevole calo di qualità della prestazione vocale di James Labrie. La voce è eccessivamente squillante e “sottile”, priva di potenza e di spessore. Fortunatamente può contare su una buona tecnica vocale e il pezzo ne risente relativamente poco, specialmente nell’ottimo (e cantabile) ritornello. Buoni e non eccessivamente complicati (per gli standard della band) gli assoli. Buon pezzo e sicuramente ottima opener.


Build me up, break me down (06:59 min)
Intro atipico, con beat elettronici e chitarra elettrica in sordina, cui fa seguito un riffing piuttosto aggressivo, che mi riporta alla mente qualcosa del periodo Train of thought e che accompagnerà tutto il brano. Anello debole del pezzo, nuovamente, la prova vocale. Seppur discretamente pregevole sulle strofe, basse e aggressive, risulta poco incisiva sul refrain e addirittura fastidiosa sulle note più acute. Il pezzo in sé non è nulla di eccezionale, anche se si possono comunque isolare alcune ottime parti. Tra queste sicuramente un assolo, che forse mi sarei aspettato più dai Symphony X che non dai Dream Theater. Brano ascoltabile ma, purtroppo, anche parecchio anonimo.


Lost not forgotten (10:11 min)
Apertura affidata al pianoforte. Quando gli altri strumenti entrano in campo, ho la netta impressione di ascoltare qualcosa dei Dimmu Borgir (non sparate, per carità!) del periodo Death Cult Armageddon, naturalmente con meno distorsione e meno “orchestra”. A darmi quest’impressione è forse l’uso del pianoforte in sottofondo. Il tema si mantiene mentre il drumming si fa più sostenuto. Il pezzo si trasforma ben presto in una dimostrazione tecnica, al solito più che efficace ma, a parere di chi scrive, decisamente superflua. Finalmente la voce di Labrie graffia e convince mantenedosi su tonalità basse (su quelle alte è ormai chiaramente deficitario). Ritornello piacevole in tempi dispari anche se forse un poco troppo “spezzato” dai virtuosismi tecnici degli strumentisti.

domenica 2 ottobre 2011

Best goal of the week #18


Le reti scelte questa settimana sono particolarmente belle e spettacolari quindi vi invito a vedere il video perché merita.  Si inizia dal tacco stile kung-fu di Varane, il difensore francese voluto da Mourinho nel suo Real, decide di segnare il suo primo gol con la camiseta blanca in modo tutt’altro che banale! Avanzando troviamo lo slalom di Nani, sempre più forte e decisivo con la maglia dello United. Burdujan invece ha deciso di togliere le ragnatele sotto il sette, con un tiro che rasenta la perfezione; restando in tema, in perfetto stile è anche la rovesciata di Roger, che ricorda quella di Rooney dello scorso anno nel derby col City. Un gol che merita di esser rivisto interamente è quello di Cristiano Ronaldo: l’azione del Real parte dalla propria area ed è un contropiede praticamente perfetto; con 7 passaggi di prima gli uomini di Mou percorrono tutto il campo a velocità supersonica arrivando in rete. Joona Toivio invece deve essersi studiato per bene le punizioni di Juninho Pernambucano, visto che ne esegue una identica e perfettamente riuscita. Infine c’è da segnalare un gol che entrerà di diritto nel libro dei record: si tratta della rete segnata da Jone Samuelsen, un normalissimo colpo di testa, effettuato però da dietro la propria metà campo!

1) Rapahel Varane (Real Madrid)
2) Nani (Manchester United)
3) Lucian Burdujan (Odessa)
4) Roger (Ceara)
5) Cristiano Ronaldo (Real Madrid)
6) Joona Toivio (Djurgardens)
7) Lisandro Lopez (Arsenal Sarandi)
8) Jone Samuelsen (Grenland)
9) Gomis (Lione)
10) Wolfswinkel (Sporting CP)

Buona visione



Mywo

sabato 1 ottobre 2011

Kindle: la scommessa di Amazon è un tablet



Il mondo dei tablet, attualmente, è stabile e sicuro nelle mani di Apple, con l’Ipad2, e di Android con i vari tab sui quali è presente il sistema operativo di Google. Amazon ha però deciso di puntare forte su questo settore andando a proporre un interessantissimo tablet, a suo modo innovativo, ma soprattutto con un prezzo veramente interessante.
La novità in questione si chiama Kindle Fire, è un tablet con display da 7 pollici e monta come sistema operativo un Android molto rivisitato, infatti a prima vista non ci si accorge esteticamente di lavorare con tale S.O. Una delle cose più interessanti è appunto il prezzo di lancio, 199 dollari, molto meno rispetto alla concorrenza. Ovviamente un prezzo così contenuto ha portato anche a dei tagli, infatti il Kindle ha il Wi-fi ma non il 3G, e non ha ne fotocamere ne microfono. Una novità importante è però rappresentata dalla possibilità di accedere immediatamente all’enorme catalogo di contenuti digitali presente su Amazon, nonché la possibilità di utilizzare le applicazioni Android.
Molto interessante è la funzione X-Ray, che in automatico scarica informazioni su argomenti collegati a quello che il nostro lettore sta visualizzando in quel momento. Ad esempio se si stanno leggendo “I promessi sposi”, appariranno informazioni sull’epidemia di peste che colpì Milano nel 1630.  Un’altra interessante novità è la tecnologia Whispersynch, collegata alla funzione di E-book del pad, che permette di interrompere in qualunque momento la lettura del documento e riprenderla nello stesso punto in cui l’avevamo lasciata, da qualunque altro dispositivo sincronizzato col proprio account Amazon.

Mywo

Il più grande spettacolo dopo il week-end sarà…Fiorello!


Lui è uno degli showman italiani di maggiore successo, mai banale e sempre pieno di idee. Leggendo il titolo del suo nuovo programma tutti avrete pensato alla grande hit di Jovanotti (link), Rosario invece ha voluto scherzare, spiegando questo eccesso di “presunzione” in tal modo:
“Non è il più grande perchè siamo i più bravi dopo il weekend. Ma perchè è l’unico! Poi il martedì, mercoledì e giovedì son tutti più bravi di noi, ma il lunedì ci siamo solo noi, come varietà.”
Lo spettacolo andrà in onda dal 14 novembre in prima serata su Rai1, e si protrarrà per 4 lunedì consecutivi. Lo show sarà ovviamente incentrato sul comico siciliano, capace da solo di riempire la scena con gag esilaranti, alle quali verranno affiancate interessanti duetti con star internazionali della musica. Sicura dovrebbe essere la presenza di Jovanotti, molto probabili anche Giorgia,  Michael Bublè e i Coldplay.
Il titolo del programma avrebbe dovuto essere “Gran Varietà”, ma lo stesso Fiorello ha voluto discostarsi dalla solita nomea dello show in prima serata sulla rete ammiraglia Rai, proponendo qualcosa di innovativo e più consono al suo spirito. La vicinanza poi di Rosario alle nuove tecnologie, ha portato alla presentazione ufficiale dello show direttamente da Youtube, con un video mandato poi in onda nel TG1.
Fiorello insomma ritorna alla tv in chiaro, dopo essere emigrato per qualche tempo su Sky, con un varietà che rischia davvero di essere il più grande spettacolo dopo il week-end e non solo…
Mywo